Dopo 33 anni risarcimento a Donato Agnoletto, ferito dalla mafia del Brenta

L’allora presidente della Cooperativa vigilanza privata di Mestre fu sequestrato e torturato  dalla banda di Felice Maniero perché consegnasse l’incasso settimanale dell’autostrada A4. Reagì e venne ferito da tre colpi dei banditi

MESTRE. Nel febbraio del 1988, a Mestre, banditi della Mala del Brenta lo ferirono per avere reagito alla richiesta di rivelare dove fossero custoditi i valori appena ritirati dalla ditta: l’incasso settimanale dell’autostrada A4. 

Gli uomini di Maniero la notte del 17 febbraio 1988 rapirono Agnoletto, la moglie, incinta, e la figlia. Li portarono in un capannone di Marghera e lì, reagendo ad uno dei banditi che continuava a picchiarlo, Agnoletto strappò la pistola dalle mani del bandito. Ne seguì una furibonda sparatoria dalla quale Agnoletto uscì crivellato di proiettili. Salvo per miracolo.

In collegamento a questo agguato il Comitato per la solidarietà alle vittime di mafia e di reati violenti, presieduto dal prefetto Marcello Cardona, ha destinato oltre 56 mila euro al presidente della cooperativa di vigilanza privata Cvp, Donato Agnoletto ed ai suoi familiari.

I “mestrini” della banda Maniero, Paolo Pattarello, Gilberto Boatto, Gino Causin e Giuseppe di Cecco furono accusati, a diverso titolo, di sequestro di persona, rapina, lesioni e porto d'armi. Altri cinque indagati sono usciti dal processo, con rito abbreviato, tra cui Maniero. Al processo ci fu, oltre alla testimonianza di Agnoletto, anche quella della moglie Annamaria Luciani.

Agnoletto spiegò che uno dei componenti della banda gli aveva prestato del denaro, alcuni mesi prima del blitz criminale, somma che era stata restituito quasi subito. L'accusa fu forte del pentimento di almeno tre indagati nel processo, a cominciare dallo stesso Maniero. Agnoletto chiese risarcimento dei danni subiti, per i quali gli è stata riconosciuta una invalidità del 52%.

Alle vittime di reati "dolosi con violenza alla persona" sono stati assegnati gli indennizzi predeterminati normativamente. In particolare il Comitato ha disposto oltre 23 mila euro per due vittime, all'epoca minorenni, costrette a subire abusi sessuali da parte di un vicino di casa, poi reo confesso. I fatti avvennero a Venezia.

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