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Corvi nella Chiesa a Venezia, due a giudizio. Parti civili Moraglia e 12 preti

Uno dei volantini che erano apparsi contro il patriarca di Venezia Moraglia e un gruppo di sacerdoti

Alla sbarra Di Giorgio, il grande amico di D’Antiga, e il suo aiutante Buoninconti. Tutti i sacerdoti diffamati nei volantini hanno deciso di partecipare al processo

VENEZIA. Corvi e volantini contro il patriarcato. Comincerà il prossimo 17 dicembre il processo per diffamazione a carico di Enrico Di Giorgi, 75 anni e Gianluca Buoninconti, 54 anni.

Entrambi sono accusati dalla procura di Venezia di diffamazione mezzo stampa. In particolare dietro le affissioni diffamatorie che portavano sempre la firma di “Fra. Tino” avvenute a Venezia tra gennaio e agosto del 2019 ci sarebbe il 75enne Di Giorgi, milanese con casa vicino a San Marco, ex dirigente della Montedison di cui era capoufficio delle relazioni esterne e sindacali.

Di Giorgi è un grande amico di don Massimiliano d’Antiga, il prete allontanato dalla parrocchia di San Zulian dal patriarca Moraglia.

Volantini apparsi per attaccare Moraglia e altri preti della chiesa proprio dopo la decisione di allontanare don d’Antiga - che nel frattempo è stato spretato da Papa Francesco per il suo comportamento - anche se non è almeno per ora dimostrato che sia stato lui a ispirare quei volantini, tanto che la procura, con il pm Massimo Michelozzi, non l’ha tirato in ballo e non l’ha iscritto nel registro degli indagati. Di Giorgi è stato molto vicino a don D’Antiga, tanto da fargli anche da testimone, proprio nella causa aperta nei suoi confronti dal Vaticano dopo l’opposizione al trasferimento deciso nel dicembre del 2018.

Più defilato il ruolo di Buoninconti, che in una occasione lo avrebbe aiutato ad attaccare il manifesto. Ieri in tribunale a Venezia, nell’udienza preliminare davanti alla giudice Francesca Zancan, non solo Di Giorgi e Buonincontri sono stati rinviati a giudizio, ma sono state accolte anche ben sedici parti civili, e tra queste 13 sacerdoti che, in modi diversi, erano stati chiamati in causa e citati nei volantini diffamatori apparsi a Venezia sulla gestione economica e sulla vita sessuali di alcuni preti, citati con nomi di fantasia che tuttavia permettevano facilmente l’identificazione dei sacerdoti citati.

Episodi per i quali nel corso degli ultimi mesi sono state presentate undici denunce. E dunque si sono costituiti e sono stati accolti come parte civile: il Patriarcato di Venezia come istituzione, il patriarca di Venezia Franceso Moraglia, i sacerdoti Morris Pasian, Gianmatteo Caputo, Pierpaolo Dal Corso, Andrea Longhini, Michal Piotr Mikulski, Angelo Pagan (tutti difesi dall’avvocato Bottino del foro di Genova); e ancora Alessandro Tamborini ((difeso da Antonio Franchini), il fedele che per primo ha denunciato il fatto che fosse d’Antiga a ispirare il Corvo; e ancora don Roberto Donadoni (avvocato Lo Torto), don Angelo Preda (avvocato Alessandri), don Marco Molin (avvocato Franchini) don Luca Biancofior (avvocato Coluccio) don Alessandro Panzanato (avvocato Bosi) e don Natalino Bonazza (avvocato Sarah Franchini). Tra i laici, oltre al grande accusatore Tamborini, si è costituito parte civile anche Gabriele Trevisin Bisetto (avvocato Franchini) di Cavallino Treporti, titolare di un’azienda florovivaistica.

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