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Contagiati in ospedale a San Donà, l’ira dei familiari. «Non è possibile, chi ha sbagliato paghi»

Una stanza d'ospedale

Lo sfogo di due nipoti che non possono più andare a trovare il nonno ricoverato a San Donà: «Siamo indignati»

SAN DONA’. «Siamo arrabbiati, indignati, ma soprattutto addolorati perché non possiamo vedere il nonno». Sono i due nipoti di uno dei pazienti positivi al reparto di medicina dell’ospedale di San Donà che adesso si sfogano dopo aver saputo che il nonno 80enne, assieme ad altri 14 pazienti, è positivo al Covid.

Nessuno è grave, tranne uno in rianimazione per altre malattie. Tutti sono vaccinati ma si teme la variante Delta. Non è chiaro come siano stati contagiati. Si annunciano possibili cause legali.

L’80enne, originario di Fossalta di Piave, è ricoverato a causa di problemi al fegato e altre patologie.

«Ci chiediamo come sia stato possibile arrivare ad un tale numero di contagi nel reparto di medicina», dicono i nipoti, «dove è ricoverato anche il nostro nonno, risultato positivo. Per un anno e mezzo abbiamo tutelato lui e la nonna. Ricordiamo il primo lockdown e l’impossibilità di vederli, io e mio fratello ci alternavamo per portare la spesa e poterli vedere da lontano con mascherina, nessun abbraccio. Ma ci bastava sapere che stavano bene e proprio loro ci dicevano: “La guerra è stata peggio, ora ci chiedono solo di stare a casa. State a casa e studiate”.

Così abbiamo fatto. Poi finalmente le restrizioni sono venute meno ed eravamo liberi di andare a dare un saluto ai nonni, sempre lontani, sempre con mascherina, sempre senza abbracciarli, perché li amiamo da morire. Poi il nonno si aggrava, aveva già delle patologie importanti, quindi viene ricoverato a San Donà, in Medicina. Visite contingentate, un solo familiare al giorno per una misera mezz’ora, ma ci bastava, ci alternavamo per poter stare con lui».

Poi descrivono l’ingresso all’ospedale, i controlli ritenuti insufficienti per far entrare i parenti nei reparti, in particolare quello di Medicina. «All’ingresso nessun controllo», ricordano, «avevano detto che per visitare i pazienti bisognava avere vaccinazione completa, Green Pass o tampone negativo, non ci hanno mai chiesto di esibire nulla. Oggi il reparto è chiuso e non possiamo più vederlo grazie a chi? Un contagio così esteso, quindici pazienti, sono tanti, troppi. Ci chiediamo quali misure siano state adottate. Probabilmente insufficienti, ma ciò non è accettabile soprattutto in un reparto dove ci sono pazienti con patologie molto gravi. Hanno detto che il contagio è avvenuto a causa di un paziente risultato positivo. Questa cosa potrebbe sembrare una barzelletta se non inserita in questo triste e doloroso contesto».

«Un paziente positivo come ha fatto a contagiare quattordici persone?», si chiedono, «una stanza ha al massimo quattro letti, è andato in giro stanza per stanza a fare l’untore? Ci sembra improbabile. Il nonno ci chiama, grazie al buon cuore di qualche infermiera e ci chiede di andare lì, ma non possiamo. Ripensiamo al nonno che ci ha sempre incoraggiati con il suo motto “Mai paura, avanti sempre”. Ora siamo noi a dirlo a lui, urlando attraverso un dispositivo elettronico che non permette di manifestare amore, e lo vogliamo urlare dalle pagine di questo giornale: nonno non mollare!». 

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