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Venezia, maxi bancarotta fraudolenta chiesto il processo per Gavioli

L’imprenditore Stefano Gavioli. La procura ha chiesto di processarlo per bancarotta fraudolenta 

La Procura sollecita il rinvio a giudizio anche per altre 19 persone coinvolte compresa la sorella, commercialisti e alcuni dirigenti della Banca del Veneziano

VENEZIA. La procura di Venezia, con il sostituto procuratore Roberto Terzo, ha chiesto il rinvio a giudizio per l’imprenditore Stefano Gavioli – nome di cui si è discusso per anni a Porto Marghera – e gli altri indagati coinvolti nel fallimento di Enerambiente.

Una lunga vicenda giudiziaria che si trascina da tempo tra i tribunali di Venezia e di Napoli. Una vicenda portata alla luce quando, nel 2012, una raffica di arresti sommosse bruscamente il mondo dell’imprenditoria veneta, dalla chimica ai rifiuti: partendo da quello dell’allora lanciatissimo Stefano Gavioli, che con la sua Enerambiente aveva conquistato l’appalto per la gestione dei rifiuti di Napoli.

Finendo però nel mirino delle indagini dei magistrati partenopei. E dunque dopo un contenzioso tra Laguna e Vesuvio su quale fosse la Procura competente in materia (è stata la Cassazione a indicare la competenza dei magistrati di Venezia per il filone principale dell’inchiesta) dopo 4 anni di indagini e decine di migliaia di atti analizzati, nei giorni scorsi il pubblico ministero Terzo aveva chiuso le indagini penali sul fallimento di Enerambiente. E ora ha formulato anche la richiesta di rinvio a giudizio. La società Enerambiente è stata dichiarata decotta nel 2017, dal tribunale di Venezia, con un passivo di 106 milioni di euro.

Un passivo, secondo la procura, frutto di azioni fraudolente per svuotare l’azienda e incassare i soldi. Per l’accusa una serie di «Ripetuti fatti di bancarotta fraudolenta patrimoniale, distraendo, occultando, dissimulando, distruggendo e dissipando i beni della società».

Un’accusa mossa nei confronti di Stefano Gavioli (amministratore unico della società) della sorella Maria Chiara (nel cda); e ancora del co-amministratore Giovanni Faggiano; del’amministratore di fatto, il commercialista Paolo Bellamio; dell’avvocato consulente di famiglia Giancarlo Tonetto; dei commercialisti Enrico Prandin e Giorgio Zabeo; del braccio destro di Gavioli, Loris Zerbin: della segretaria Stefania Vio; dei direttori e dirigenti della Bcc Banca del Veneziano di Bojon di Campolongo: Arzenton, Zavagno, Piva, De Mattia, Callegari, Contri, Pavan, Leoni.

Secondo quanto ricostruito dall’accusa 5,7 milioni sarebbero spariti grazie anche a false fatturazioni per spese in realtà mai realizzate da parte di Enerambiente.

Una distrazione di denaro che sarebbe andata ad alimentare le spese private di Gavioli (ville) e della sorella. Gavioli, Bellamio e Tonetto erano indagati anche per associazione a delinquere ma nella richiesta di rinvio a giudizio questo capo di imputazione è stato eliminato.

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