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Crociere a Venezia, viaggio nelle future banchine passeggeri, fra container, carbone e ferro dall’Africa

Cinque moli di Marghera dovranno ospitare le grandi navi piene di turisti: il transito sarà lungo il canale dei Petroli

PORTO MARGHERA. Il governo vorrebbe realizzare gli approdi temporanei per le crociere nelle banchine di Porto Marghera. L’idea è quella di partire nel 2022 con Vecon e Tiv per poi continuare con Trv, Multiservice e Canale Nord, ma il progetto è davvero realizzabile?

Siamo andati a vedere dal vivo lo stato delle banchine dove ancora ci sono soltanto navi commerciali, attraccate in mezzo a montagne di carbone, ghisa e ferro, gigantesche gru, centinaia di container, resti di archeologia industriale e fabbriche sparse qua e là. Tutte le banchine appartengono all’Autorità Portuale che le ha date in concessione ai terminalisti.

VECON

La prima banchina, la Vecon, appartiene al Gruppo Internazionale Psa di Singapore (leader nei container) che non si è ancora espresso sulla questione. Essendo la concessione da rinnovare bisognerà capire come si procederà. Alla Vecon, come avviene sempre, è attraccata una nave i cui container vengono caricati e scaricati da grandi gru gialle, installate fino alla fine della banchina dove inizia la Trv che lavora con il carbone.

Lì c’è una montagnola di carbone alta qualche decina di metri. Quando soffia un po’ di vento, nuvole di carbone si disperdono nell’aria. Durante gli scorsi Redentore, la crociera di turno attraccava alle Vecon per le ore necessarie per poi ripartire, ma era un ricovero provvisorio di un giorno. Alla Vecon potrebbe stare soltanto una grande nave o al massimo due, strette, da 250 metri.

TRV

Il Terminal Rinfuse Venezia, di proprietà della Euroports, comincia alla fine della banchina Vecon e si occupa di prodotti agro-alimentari e di carbone, ghisa e ferro. Per questo l’area è punteggiata di montagnole di questi materiali che sono in pratica nella stessa banchina dove in teoria dovrebbero sbarcare i passeggeri della nave crociera. Sulla testa della banchina si erge quello che un tempo era il più grande granaio d’Europa, il silos, un’enorme struttura grigia ancora oggi operativa.

TIV

Il Terminal Intermodale Venezia sembra all’apparenza più ordinato, ma la pavimentazione è sconnessa e rovinata. Qua e là spuntano resti di binari dal terreno ed erbacce. Nell’area pile e pile di container che sembrano non finire mai. La Tiv è di proprietà per il 50% della Msc e per il resto di un terminalista di Malta. In questo caso Msc potrebbe essere interessata a realizzare un approdo, ma non si è ancora pronunciata.

Nella banchina Tiv ci sono anche capannoni che fungono da magazzini per il deposito di milioni di chili di acciaio. In continuità alla Tiv c’è parte del Terminal Multi Service su cui sorgono delle vere colline di ferro di ogni tipo: pezzi di qualsiasi cosa di ferro arrugginito che arrivano soprattutto dall’Africa pronti per essere fusi.

MULTI SERVICE

La banchina si trova nel Terminal Molo Sali vicino alla struttura, ora reperto di archeologia industriale, dove un tempo si produceva anche sale. Sulla facciata ci sono ancora conservati i numeri dei magazzini. Il Terminal Multi Service è il più grande terminal italiano per la manipolazione di merci varie (come impiantistica, casse, colli).

La proprietà è del fondo F2I che ha creato F2I Holding Portuale (Fhp) di cui Alessandro Becce, presidente della Sezione industrie delle operazioni portuali di Confindustria, è amministratore delegato.

BANCHINA NORD

I resti della Porto Marghera dei tempi d’oro si ergono su questa banchina che, per essere utilizzata, richiederebbe una bonifica. Giganteschi silos in cemento spuntano come cattedrali nel deserto. Su questa banchina c’è però una delle fabbriche di vetreria industriali più importanti, la Pilkington, che ha la concessione fino al 2024. La banchina è a ridosso della Fincantieri. La proprietà è dell’Autorita portuale. 

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