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Aziende veneziane in crisi, 1.800 sono a rischio usura

Classificate come insolventi e senza accessi al credito nell’anno della ripresa (+8,1 per cento) dei finanziamenti bancari. La Cgia: «Incentivare il fondo»

MESTRE. Sono poco più di 1.800 le imprese della nostra provincia con crediti in sofferenza. Aziende, che anche i vertici dei Ros dei carabinieri, ritengono a rischio come «facile preda delle mafie». Queste aziende e partite Iva del nostro territorio sono “schedate” presso la Centrale dei Rischi della Banca d’Italia come insolventi: l’1 per cento del dato nazionale.

Essere insolventi pregiudica l’accesso a prestiti erogati dalle banche e dalle società finanziarie e non permette di accedere alle misure agevolate del “decreto Liquidità” .

Non potendo ricorrere a nessun intermediario finanziario, queste piccole e medie aziende, strutturalmente a corto di liquidità e in grosse difficoltà finanziarie, rischiano molto più delle altre di scivolare tra le braccia delle organizzazioni criminali. L’allarme lo lancia la Cgia di Mestre. Che evidenzia anche il calo delle segnalazioni sospette di riciclaggio all’Unità di informazione finanziaria (Uif) della Banca d’Italia. Nel 2020 nella Città Metropolitana di Venezia le “denunce” sono state 1.407, 188 meno del 2019. Il calo è del 11,8 per cento.

Nel Veneziano si contano quasi 166 segnalazioni ogni centomila abitanti, dato più basso della media nazionale. L’Ufficio studi Cgia segnala che anche nella nostra provincia oltre il 99 per cento del totale delle segnalazioni giunte nel 2020 riguarda operazioni di riciclaggio di denaro che, molto probabilmente, sono di provenienza illegale e poco meno dell’1 per cento, invece, sono riconducibili a misure sospette di terrorismo e proliferazione di armi di distruzione di massa. Da un punto di vista tecnico, questi “alert” dagli intermediari finanziari, permettono alla Uif accertamenti assieme al Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza (NSPV) e alla Direzione Investigativa Antimafia (DIA).

Riguardo le aziende in sofferenza, evidenzia il presidente della Cgia Roberto Bottan, «non basta l’azione repressiva messa in campo dalle forze dell’ordine. È estremamente importante prevenire la possibilità che questi imprenditori cadano nella rete tesa dalle organizzazioni malavitose che dispongono di risorse economiche illimitate. Per questo è indispensabile, tra le altre cose, incentivare il ricorso al Fondo per la prevenzione dell’usura». Strumento introdotto per legge ma ancora oggi poco noto. Bottan prosegue: «La contrazione delle segnalazioni di riciclaggio potrebbe essere riconducibile al fatto che in questo ultimo anno gli impieghi bancari vivi alle imprese sono tornati a crescere. L’unica buona notizia che possiamo annoverare nel 2020».

La ripresa dei prestiti bancari registrata nel 2020 è avvenuta dopo 10 anni di stretta al credito. La Cgia spiega: «Se tra il marzo del 2011 (picco massimo di erogazione dei prestiti bancari alle aziende) fino al marzo di quest’anno, le aziende veneziane hanno subito una stretta creditizia pari a 3,2 miliardi di euro (-23,1 per cento) nell’ultimo anno, invece, grazie alle misure a sostegno delle Pmi messe in campo dal governo Conte, gli impieghi bancari sono aumentati di 817 milioni (+8,1 per cento). Una inversione di tendenza importante, che potrebbe aver evitato a molte imprese il pericolo di incorrere in personaggi poco raccomandabili» che offrono crediti facili, ma pericolosi.

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