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Lido di Venezia, addette alle pulizie delle spiagge comunali costrette a dormire negli spogliatoi

Gli spogliatoi trasformati in dormitori

Le donne dell’Est Europa devono pure pagare per dormirci, ma non c’è l’abitabilità. Accade nell’area di Venezia Spiagge, la società del Comune, che sostiene: “All’oscuro di tutto”. La direzione annuncia: Troveremo una sistemazione adeguata. Intanto prenotate alcune stanze d’albergo

LIDO. Spogliatoi usati come camere per l’intera stagione estiva da parte delle addette alla pulizia dello stabilimento balneare, dipendenti di Venezia Spiagge. Spazi in realtà pensati per il riposo tra un turno e l’altro, trasformati con letti, comodini, scrivanie e televisori. Peccato che quelle casette, in mezzo ad un cantiere e ai mezzi usati per le pulizie della spiaggia, non abbiano la benché minima abitabilità: lì dentro non ci si può vivere.

E, oltretutto, a monte ci sarebbe anche uno scambio di soldi, qualche centinaio di euro al mese. Una sorta di ricatto mascherato da affitto in nero: «O paghi o il prossimo anno non lavori». Tutto gestito da una singola persona. Venezia Spiagge - società di cui il Comune da maggio è è diventato titolare al 100% - ha già fatto sapere di essere all’oscuro di tutto, e di aver già avviato verifiche interne.

Una storia poco chiara, quella che aleggia sopra lo stabilimento balneare di San Nicolò, al Lido. E che, come raccontano quattro diverse fonti interne interpellate sulla vicenda dalla Nuova, si è consolidata nel corso degli ultimi anni. E quindi con la precedente gestione della società, ancor prima che il Comune di Venezia diventasse azionista di maggioranza della società che ha in gestione gli stabilimenti del Blue Moon, in lungomare D’Annunzio e – appunto – a San Nicolò.

Venezia, le addette alle spiagge comunali costrette a dormire in spogliatoi senza abitabilità

Qui, a poche decine di metri dall’ingresso, si apre un’area adibita a cantiere. Dentro le recinzioni metalliche - in mezzo a materiali di scarto, all’attrezzatura usata per la manutenzione delle capanne e ai trattori per la pulizia dell’arenile – si arriva a delle piccole casette in muratura, bianche con le porte azzurre. Qui, come in altri spogliatoi posizionati a diverse decine di metri di distanza, vivono una dozzina di persone (donne, in prevalenza).

Tutte di origini moldave ed est europee. Tutte regolarmente assunte con contratto e impiegate, nella maggior parte dei casi, nei servizi di pulizia dei bagni e di manutenzione della struttura. Come testimoniano alcuni lavoratori e clienti della spiaggia, si tratta di lavoratori che solitamente arrivano al Lido per la stagione estiva e che quindi lavorano nell’isola a partire dal mese di aprile e fino alla fine di settembre. Lavoratori che in molti casi riscontrano difficoltà nel trovare casa al Lido per la stagione estiva. E così ecco il salvagente offerto da una responsabile del servizio di pulizia.

«“Se paghi, ti lascio lavorare altrimenti il prossimo anno non lavori più”: questo ci veniva detto quando siamo arrivati». Questa la testimonianza di chi il meccanismo l’ha subito fino a poco tempo fa, prima di uscirne. «La tariffa variava intorno ai 100 euro al mese, più un saldo alla fine della stagione».

La zona degli spogliatoi-dormitori

Un sistema ben oliato, come confermano i dipendenti interpellati, su cui però vige il massimo riserbo. Dal canto suo, il Comune e la nuova amministrazione di Venezia Spiagge – subentrata dallo scorso maggio, a stagione balneare in fase di avvio - fanno sapere di non essere al corrente di situazioni di questo tipo e di non aver mai ricevuto segnalazioni. Nella giornata di martedì sono già iniziate verifiche ed ispezioni interne, quegli spazi saranno sottoposti a vigilanza per evitare altre situazioni di questo tipo.

Dopo la nostra inchiesta le  addette alle pulizie di Venezia Spiagge sono pronte ad essere trasferite dagli spogliatoi di San Nicolò, trasformati in piccoli appartamenti. Sono state infatti prenotate alcune stanze in un albergo del Lido. Qui sarà fatta dormire la dozzina di lavoratori e lavoratrici, in attesa di trovare una sistemazione definitiva. Tra lunedì sera e ieri, infatti, grandi operazioni di smobilitazione e pulizia da parte del Comune che ha risistemato il cantiere dello stabilimento di San Nicolò.

Uno dei letti matrimoniali allestiti nello spogliatorio-dormitorio

Qui diversi lavoratori e lavoratrici (tutti di origine Est europea) passavano la notte dopo la giornata di lavoro nelle spiagge del Lido di proprietà del Comune, che in primavera ha rilevato il 100% di Venezia Spiagge.

Secondo le testimonianze dirette il sistema “O paghi o non lavori”, sarebbe stato gestito da una responsabile del servizio di pulizie. Quest’ultima ha negato ogni responsabilità al telefono e ha fatto sapere che si difenderà nelle sedi legali.

Questo sistema, hanno raccontato più fonti, era in funzione da diversi anni. E da prima che il Comune subentrasse compiutamente, a maggio e quindi a stagione balneare avviata, nella società che ha in gestione gli stabilimenti di Blue Moon, lungomare D’Annunzio e San Nicolò. Se prima infatti il Comune deteneva il 51% della società, non aveva però poteri di nomina sul management della società (e quindi sulla gestione degli stabilimenti), ma solo sul consiglio d’amministrazione. Da tempo, inoltre, era stato deciso di rivedere le modalità di assunzione.

Il trasferimento delle addette alle pulizie in una stanza d'albergo in attesa di una sistemazione definitiva

Ca’ Farsetti ha comunque fatto sapere di aver già avviato ispezioni interne e che si tutelerà in tutte le sedi. Immediate le reazioni del mondo sindacale e politico. Il Caal ha inviato una segnalazione allo Spisal e al Servizio Ispettivo della Direzione del Lavoro. Presa di posizione anche da parte della Filcams-Cgil, con Monica Zambon: «Chiediamo subito un tavolo con il Comune».

Il Pd ha annunciato un’interrogazione in consiglio comunale e in Municipalità. «Solidarietà alle lavoratrici», così Monica Sambo e Danny Carella, «Inaccettabile una violazione del genere in una società partecipata». Dello stesso avviso anche Marco Gasparinetti (Terra e Acqua): «Stride il contrasto fra le feste eleganti a bordo piscina e le condizioni delle lavoratrici. Adesso che ne ha acquisito il 100% a spese di noi tutti, il Comune faccia chiarezza, ripristinando legalità».

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