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Casalesi contro skinhead, ricostruita la rissa

Il leader delle teste rasate Miglioranzi in aula bunker sugli uomini di Donadio: «Facevano i prepotenti». I molti «non ricordo» del titolare del bar Prima Linea di Eraclea

ERACLEA. Da una parte il pastore ex operaio edile Gianluigi Zoroddu, dall’altra il commerciante Edelio Marotti, titolare del bar “Prima Linea” di Eraclea. Due concetti diversi di senso civico. Il primo ben disposto a raccontare durante il processo ai “casalesi di Eraclea” quanto conosce di un episodio di violenza, l’altro indispettito per essere convocato a raccontare di qualcosa lontana nel tempo e di cui “non ricorda nulla”.

Comunque sia ieri in aula bunker è stato ricostruito un episodio del 22 dicembre 2013: una rissa tra gli uomini di Donadio e un gruppo di skinhead, finita con un campano ferito in maniera grave.

Testimone importante Andrea Miglioranzi, leader dei skinhead veneziani, che oltre a raccontare l’episodio ha spiegato come successivamente i due gruppi hanno trovato un accordo “extragiudiziario”. La rissa nasce perché uno degli skin, ubriaco in mezzo alla strada e davanti al bar “Prima Linea”, blocca il furgone di Antonio Puoti, nipote di Donadio, e gli sale sul cofano. Poco dopo Puoti ritorna al bar in compagnia di un gruppo di altri uomini di Donadio e finisce a sprangate, come racconta anche Zoroddu.

Incalzato dalle domande dei pm Roberto Terzo e Federica Baccaglini, il teste sostiene di avere visto Donadio solo il giorno in cui lo ha incontrato nel suo capannone per chiarire quanto avvenuto e per fare pace.

Ha spiegato che loro non sono mai stati minacciati dai campani. Donadio, quel giorno nel capannone, ha fatto pure una battuta: «voi siete un’associazione culturale, noi siamo quelli che quando ci rompono i c... sappiamo cosa fare». La conversazione del capannone era già agli atti perché gli investigatori stavano intercettando a quel tempo il boss.

I due gruppi non volevano certo rivolgersi alla giustizia e hanno trovato un accordo di non belligeranza. Ancora Miglioranzi: «Siamo stati invitati a prendere il caffé in piazza, perché così tutti i chiacchiericci sarebbero stati messi a tacere, io ero d’accordo visto che ci eravamo chiariti. Prima di andare all’incontro mi era arrivato il messaggio che fossero un po' i bulletti del paese. Facevano i prepotenti a Eraclea, ma credo che sia facile farlo. Noi abbiamo coinvolto i vertici dell'associazione perché sarebbero intervenuti se ci fossero state altre rotture di scatole».C.M.

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