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L’ex bambina strappata alla morte: «Vorrei incontrare chi mi salvò dall’annegamento 30 anni fa»

Steffi Beck e la passerella sul Sile a Trepalade, dove avvenne l'incidente

Steffi Beck nel 1990 era in vacanza in Italia quando l’auto in cui viaggiava si inabissò a Trepalade. «Venne imbragata con delle funi e con un tubo fecero respirare mio padre»

La storia

Nel 1990 ha rischiato di morire insieme ai suoi genitori, dopo che la loro auto era uscita di strada, finendo nel fiume Sile. Trent’anni dopo quell’incidente, ha deciso di lanciare un appello su Facebook per ritrovare i soccorritori che, grazie al loro coraggio e al tempestivo intervento, salvarono la vita a lei e alla sua famiglia.

Steffi Beck oggi è una donna sposata e con un figlio. Di nazionalità tedesca, vive in Baviera vicino a Norimberga. Ma nel 1990 era ancora una ragazzina, in vacanza in Italia insieme ai suoi genitori. Una vacanza che rischiò di trasformarsi in tragedia.

La Mercedes con a bordo Steffi e i suoi genitori, forse a causa del fondo bagnato, uscì di strada, sfondando il guardrail e finendo nel Sile, nel tratto di provinciale che collega Quarto a Trepalade costeggiando la riva del fiume. Steffi e i suoi genitori sicuramente sarebbero morti, se non fossero intervenuti tempestivamente un gruppo di muratori, che stavano lavorando nelle vicinanze, e alcuni automobilisti di passaggio.

Con delle funi, che un automobilista aveva nel bagagliaio, la Mercedes fu imbragata per evitare che s’inabissasse nel canale, in attesa dell'arrivo dei pompieri. E nel frattempo con un tubo fu permesso di respirare all’uomo al volante (il padre di Steffi), che era rimasto intrappolato nell’abitacolo.

A distanza di oltre trent’anni, Steffi Beck ha postato un appello sulla pagina Facebook “Sei di Quarto d’Altino se…” per rintracciare quei soccorritori, di cui lei e la sua famiglia conservano un fervido ricordo.

L’appello ha funzionato. Grazie alle opportunità offerte dalle rete, hanno risposto amici, parenti e anche alcuni degli stessi soccorritori. Uno di loro non c’è più e una decina di anni fa è mancato di malattia anche il padre di Steffi. Ma lei, insieme al marito, il figlio e la madre, vengono ancora regolarmente in vacanza in Italia.

«Non avrei mai pensato che tanta gente avrebbe rispsto al mio appello, è stato bellissimo. Anche l’anno scorso, che cadeva il trentennale dell’incidente, stiamo stati in Italia. Ma con il Covid non era possibile contattare altra gente, non volevamo disturbare», racconta la signora Steffi, che comunque ha sempre mantenuto qualche contatto con delle persone che risiedono tuttora vicino al luogo dell’incidente. A settembre Steffi Beck con la famiglia e la madre torneranno in vacanza a Jesolo.

«Questa volta vorrei incontrare chi ci ha aiutato», conclude la donna, «io e mio figlio adoriamo l’acqua e il mare. E tutti noi siamo amanti dell’Italia, della sua cultura, della cucina, delle sue bellissime città e soprattutto della sua gente fantastica che ci ha salvato la vita. Saremo a Jesolo a settembre. Andiamo ancora nello stesso albergo». 

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