Arrestato il commercialista del boss Donadio

Definitiva la pena a 4 anni e 8 mesi per Angelo Di Corrado, ora ricoverato a San Donà, per aver favorito un clan in Piemonte

noventa

Mentre è sotto processo in aula bunker a Mestre, accusato di aver fatto parte di un’associazione di stampo mafioso legata alla camorra e di aver fatto per anni quadrare i conti in nero del “clan dei casalesi di Eraclea” - commercialista di riferimento di Luciano Donadio - per il 49enne Angelo Di Corrardo è l’ora del carcere.


Ieri, i carabinieri di Noventa gli hanno, infatti, notificato in ospedale a San Donà - dove si trovava ricoverato - un ordine di esecuzione: appena sarà dimesso, sarà trasferito in cella, per espiare una condanna definitiva a 4 anni e 8 mesi di reclusione. Un ordine, firmato dalla Procura Generale di Torino.

Di Corrado, commercialista tarantino residente a Noventa di Piave è stato condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, per aver reso i suoi servigi contabili al clan del calabrese Antonio Raso, che aveva trapiantato al nord, nei territori del Biellese, affari e metodi (i soliti: estorsioni, minacce) della cosca ’ndranghetista di Santhià, a partire dal 2009. Più di 8 anni la condanna in primo grado per Di Corrado, quasi dimezzata in Appello. La Cassazione ha fatto cadere uno dei capi di imputazione, ma per il resto confermato la sentenza piemontese. e ora si apre il carcere. Il nome del professionista pugliese con casa a Noventa e studio a Torre di Mosto e Marghera, si ritrova in altre importanti indagini degli ultimi anni. Inchieste che hanno preso corpo grazie anche ai lunghi, articolati racconti fatti dallo stesso commercialista, che da anni collabora con gli investigatori. È stato lui a svelare il meccanismo della “paga globale” con la quale vengono pagati poche centinaia di euro al mese, per 12 ore di lavoro al giorno, senza ferie né malattie, contributi o tredicesima, gli operai (per lo più bengalesi) di alcune ditte di subappalto al lavoro nelle navi che prendono corpo alla Fincantieri di Marghera. “Paga globale” messa a punto dallo stesso Di Corrado. Il consulente del lavoro ha poi fatto arrestare a Roma un finanziere del nucleo di Polizia valutaria della Capitale, che era diventato suo consulente per risolvere grane con il fisco e poi suo socio in affari, facendo però intestare al figlio il 33% di una società con sede a Noventa di Piave.

Ma era stata una scalata politica a far emergere per la prima volta il nome di Di Corrado in un fascicolo d’indagine della Procura di Venezia: in quel caso, per le firme false a margine della lista “Insieme popolari” alle elezioni del 2013, citata dalla Antimafia per collegamenti con i casalesi. —



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