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Rogo doloso nell’area del Villaggio Terme sui terreni della Caorle Investimenti

Sterpaglie a fuoco sui terreni della “Caorle Investimenti”: domati quattro diversi focolai. Si indaga per capirne l’origine. Torna il fantasma di Casella dopo le lottizzazioni fallite

CAORLE. Incendio misterioso nel pomeriggio di domenica, proprio durante la partita degli europei di calcio Italia-Galles, nella vecchia area dove avrebbe dovuto sorgere il Villaggio delle Terme, di proprietà di “ Caorle Investimenti” che fa capo a Claudio Casella. La colonna di fumo vista da alcuni turisti ha fatto scattare l’allarme. L’area misura diversi ettari, in parte adibiti a bosco, non lontani da alcuni piccoli complessi residenziali frequentati soprattutto da turisti.

I pompieri del distaccamento volontari di Caorle si sono fatti consegnare le chiavi del cancello, per poter accedere dalla zona di Falconera, ed entrare così nella proprietà interessata dall’emergenza, scoprendo quattro diversi focolai di sterpaglie. In pochi minuti tutti i roghi erano spenti. Qualcosa però non quadrava per il verso giusto e così da Portogruaro è intervenuta la squadra del distaccamento locale, per stendere una relazione sull’accaduto che verrà completata entro pochi giorni, per essere infine trasmessa alla Procura di Pordenone.

Si ipotizzano infatti due reati, quello di incendio doloso e di invasione di terreni. Complessivamente si tratta di danni da poco. Più remota, se non fantasiosa, l’ipotesi di una combustione dovuta al clima secco. Infatti non sembra plausibile, vista la colonna di fumo notata da più parti all’inizio dell’emergenza. È chiaro che un incendio, in quel preciso momento e in quel punto, fa molto pensare, proprio alla vigilia dell’inizio ufficiale della campagna elettorale, con la presentazione di una lista civica.

A Caorle subito la gente ha fatto uno più uno. Di sicuro l’area in cui si sono sviluppati i roghi, in passato, aveva fatto parlare. Caorle però quasi non sembra essersi accorta dell’incendio. Si pensa a lavorare e a recuperare la stagione turistica. «Mi sono reso conto fosse accaduto qualcosa solo alcune ore dopo il fatto», ha spiegato l’assessore ai Lavori pubblici Giovanni Comisso, «certamente è un fatto che lascia un po’ sorpresi».

Tra gli ambientalisti che osteggiano il progetto delle Terme di Caorle, non c’è una presa di posizione ufficiale, così nemmeno dal Movimento 5 Stelle. Tuttavia i loro esponenti non nascondono, appunto, sorpresa per un fatto che considerano «curioso» proprio adesso che la città vivrà una campagna elettorale anomala: nel pieno della stagione estiva.

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Torna il fantasma di Casella dopo le lottizzazioni fallite e i rapporti con i “calabresi”

Sono sempre le fiamme a risvegliare il fantasma che tormenta Caorle. Nel maggio 2017 un incendio ha avvolto una delle 14 villette della vecchia lottizzazione della frazione di Ottava Presa. Domenica è toccato all’area della Falconera dove il fuoco ha intaccato la boscaglia che avvolgeva gli scheletri delle villette color ocra del vecchio progetto “Costa Verde”.

Il fantasma ha un nome e cognome: Claudio Casella, nato a Lumezzane in provincia di Brescia, che sulle ceneri del progetto “Costa Verde” avrebbe voluto costruire il “Villaggio delle Terme” come da accordo sottoscritto nel gennaio 2007 con Marco Sarto – sindaco allora e candidato sindaco ora – e la Caorle Investimenti srl, proprietaria dell’area e di cui è titolare Claudio Casella.

Entrambi i progetti sono finiti tra debiti e sterpaglie. E Casella, ex carabiniere e pure imprenditore nel settore del gioco online, tra un’inchiesta per bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio, e il maxi processo a Venezia assieme a Luciano Donadio e il gruppo di camorra attivo sul litorale, sembra essere sparito dalle scene. Eppure è stato un personaggio noto e importante a Caorle.

Così importante da influire nella politica caorlotta, da quello che leggiamo nelle carte dell’inchiesta sulla camorra nel litorale. Sarebbe stato infatti “su richiesta di Casella” che Luciano Donadio, il presunto capo del gruppo di camorra insediato ad Eraclea, fece iscrivere alle liste elettorali un gruppo di cittadini rumeni, dipendenti delle sue ditte, perché votassero il sindaco uscente Striuli e il candidato consigliere Giuseppe Boatto, poi diventato assessore allo sport. In ballo la conferma della convenzione urbanistica per il Villaggio delle Terme, operazione che, malgrado i favori della politica, Casella non saprà condurre in porto.

L’altra operazione immobiliare di Casella, la lottizzazione di Ottava Presa era stata almeno in parte finanziata, a leggere le carte dei magistrati di Catanzaro, dal clan Mannolo di San Leonardo di Cutro. E la presenza di “calabresi” in quel cantiere aveva attirato le ire di Luciano Donadio che si sentiva in diritto di esserci lui in quel cantiere. D’altronde quel cantiere Claudio Casella l’aveva dato in gestione alla ditta “Progetto Casa” di Raffaele Oppido, residente ad Arcole in provincia di Verona, nome che troviamo più volte negli atti dell’inchiesta “Aemilia” sugli affari della cosca ’ndranghetista di Nicolino Grande Aracri.

Un personaggio con frequentazioni spericolate e solidi appoggi si potrebbe dire. Nel frattempo, infischiandosene delle traversie degli umani, la natura si è ripresa l’area del Villaggio delle Terme, tanto che vi si sono insediate le volpi. Un’oasi di pace in un paese infestato dai fantasmi. —

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