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Redditi dubbi, confiscati 8 immobili a padre e figlio a Fossò: ecco chi sono

ANSA

Il provvedimento che colpisce Tiziano e Nicola Lando dopo il sequestro preventivo di terreni, magazzini, villa con autorimesse

FOSSO’. Padre e figlio si vedono confiscare otto immobili dalla Guardia di Finanza per un valore di un milione e mezzo di euro. Una grande villa con autorimesse, magazzini e terreni acquistati con fondi non leciti, secondo l’accusa. Un altro milione e mezzo glielo hanno, invece, confiscato gli istituti bancari – il capannoni – riducendo così l’incasso per l’Erario. Ma il conto finale sale a tre milioni di euro.

A dover consegnare le “chiavi di casa” al termine di numerosi procedimenti penali nel campo del trattamento rifiuti – settore dove operano con la loro Ecolando, con sedi a Sant’Angelo di Piove e Fossò – sono Tiziano e Nicola Lando, 70 e 45 anni: non sono stati in grado di dimostrare l’origine delle ricchezze confiscate.

Per ottenere prima il sequestro preventivo e (ora) la confisca, con gli immobili che passano nella proprietà dello Stato, sono state utilizzate le norme di legge che di solito vengono usate per le persone legate ad organizzazioni mafiose. Non è questo il caso, precisano dalle Fiamme gialle, ma negli ultimi vent’anni di attività dell’azienda di famiglia sono stati molteplici i casi in cui padre e figlio sono finiti coinvolti in denunce e indagini, legate alla gestione dei rifiuti. E, infatti, tra i loro precedenti c’è anche quello di associazione per delinquere finalizzata al traffico di rifiuti.

Il provvedimento riguarda otto immobili già oggetto di un sequestro preventivo disposto dal Tribunale di Venezia su richiesta della Procura, eseguito a novembre scorso dai militari del Gico del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Venezia, sotto la direzione della Procura Distrettuale Antimafia e, nello specifico, del pubblico ministero Giovanni Zorzi.

Dagli accertamenti era emersa la sproporzione tra i redditi dichiarati negli anni dagli indagati, che risiedono in un Comune della Riviera del Brenta ai confini con Piove di Sacco, e i capitali impiegati per l’acquisizione degli edifici. Indagini complesse che hanno richiesto l’analisi di numerosi passaggi proprietari del patrimonio e il loro conferimento in un «fondo patrimoniale», il tutto per schermare la disponibilità dei beni.

Gli accertamenti sono stati condotti con l’utilizzo delle banche dati della Guardia di finanza e dell’applicativo “Molecola” del Servizio Centrale Investigazioni sulla Criminalità Organizzata, in grado di acquisire, incrociare e analizzare migliaia di dati economico finanziari in tempi rapidissimi. Le indagini sui conti e le disponibilità finanziarie della famiglia Lando sono andate avanti per un anno, con un attento lavoro di riscontro presso le banche dati e le documentazioni finanziarie per accertare – questa la tesi accusatoria – che ville, magazzini e terreni, tutti nella zona rivierasca attorno a Campagna Lupia, fossero stati acquistati con fondi non provenienti da attività lecite. Il ripetersi di indagini penali a loro carico negli anni, ha così fatto scattare la qualifica nei confronti di padre e figlio, considerati al pari di “soggetti socialmente pericolosi”. In questo caso, si applicano automaticamente le stesse norme della legislazione antimafia, che introducono il concetto del “rovesciamento dell’onere della prova”: non sono lo Stato e la magistratura a dover provare la colpevolezza delle persone, ma queste ultime a dover dimostrare di possedere i loro beni legittimamente.

Ora, con la confisca, quegli immobili vengono tolti dalla disponibilità diretta dalla famiglia Lando ed acquisiti come beni confiscati dallo Stato, entrando così nell’elenco dei beni per il riuso a fini pubblici. Entrano invece nel patrimonio della banca creditrice del gruppo, capanni industriali per un milione e mezzo di valore 

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