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Caso Zennaro, slitta a domenica l’udienza sul procedimento civile a Khartoum

In Sudan da metà marzo e dopo 56 giorni di prigionia in condizioni disumane, da lunedì è uscito dalla struttura del commissariato di polizia dove era rinchiuso. Ora è ospite di un hotel ma non può lasciare il paese

VENEZIA.Altra udienza con un nulla di fatto nel procedimento civile contro Marco Zennaro. La prossima è prevista domenica prossima. Essendo paese musulmano, in Sudan è festa il venerdì è il sabato. Fin qui l’aspetto giuridico di una vicenda che rimane molto intricata. Ieri l’onorevole del PD Nicola Pellicani ha incontrato alla Camera il ministro per gli Affari Esteri Luigi Di Maio.

Racconta Pellicani: «Il ministro Di Maio ha piena conoscenza della situazione che conosce nei minimi particolari. Ha ribadito che la Farnesina sta seguendo con particolare attenzione, attraverso Luigi Vignali (Direttore generale per gli italiani all’estero ndr) e l’ambasciatore A Khartoum Gianluigi Vassallo, l’evolversi della vicenda. Ha garantito l’impegno perché a Zennaro venga riservato un trattamento umano e rispettoso della persona».

«Ha comunque spiegato», continua Pellicani, «che una soluzione positiva definitiva ci sarà solo al termine della controversia commerciale. Comunque ha confermato che l’impegno delle nostre autorità e il suo non verrà mai meno».

Marco Zennaro in Sudan da metà marzo e dopo 56 giorni di prigionia in condizioni disumane, da lunedì è uscito dalla struttura del commissariato di polizia dove era rinchiuso. Ora è ospite di un hotel e può muoversi anche se non può lasciare il paese. Lentamente sta recuperando un po’ di forze anche ha ancora paura che ma polizia arrivi in un qualsiasi momento per arrestarlo. Del resto in questi mesi quando la situazione sembrava ad una svolta positiva, c’era un imprevisto che lo gettava nello sconforto. Ma soprattutto lo costringeva ad altri giorni di prigionia in condizioni disumane.

Marco è uscito di prigione perché domenica scorsa sono stati depositati 800mila euro in Tribunale a Khartoum. Si tratta della cauzione – a dir poco esorbitante – imposta dalla procura, che comunque corrisponde alla somma chiesta dalla società Sheikh Eldin Brothers. Soldi che li aveva pagati per una partita di trasformatori elettrici commissionati all’azienda di Marco Zennaro, consegnati sì in Sudan, ma – secondo le accuse – con specifiche tecniche diverse da quelle richieste. Sheikh Eldin Brothers chiede la restituzione di quel denaro. Dietro alla società c’è un potente miliziano legato al militare che due anni fa ha guidato il colpo di stato in Sudan.C.M.

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