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Baita: paratoie e manutenzioni, vi spiego tutti i guai del Mose

L’ex numero uno della Mantovani ha costruito le barriere di Treporti: poi lo scandalo

VENEZIA. «L’attuale situazione del Mose sconta una serie di errori e di programmazione non adeguata, che ne rende la manutenzione adesso una impresa ciclopica. È come aver fatto nella nuova casa i parquet quando manca ancora il tetto». Piergiorgio Baita sa di cosa parla. Per vent’anni almeno è stato lui il responsabile dei lavori del Mose. Nel 2013 ha messo sott’acqua per conto dell’impresa Mantovani la prima schiera delle paratoie a Treporti. Poi è arrivato lo scandalo, gli arresti, il commissariamento. E tutto si è bloccato. Adesso Baita si è ritirato in campagna. Coltiva pomodori e dice che di politica e di vicende giudiziarie non vuole più parlare. Ma sul funzionamento tecnico della grande opera, l’ingegnere qualcosa da dire ce l’ha. «Abbiamo sbagliato, è vero, io ho anche pagato per questo. Ma tutto era fatto allora in funzione di completare l’opera».

I lavori dovrebbero finire il 31 dicembre.

«Mah, questo è impossibile... Lo sanno anche loro. In questa situazione il Mose non è finito».

Cioè?

«Semplice. Se tu vuoi costruire una casa non ti occupi prima degli arredi e dopo del tetto. E’ lavoro buttato. E i problemi si allargano».

Spieghi meglio.

«Nel 2013 la prima schiera di paratoie era sul fondo. Dopo sono arrivati i commissari al Consorzio e tutto si è bloccato. Anche la manutenzione. Ma l’errore è stato nella programmazione. Cioè di aver fretta nel posare tutte le paratoie che sono andati a prendere in Croazia. Senza realizzare prima il condizionamento delle gallerie sott’acqua. Chiaro che i materiali sono in questo stato».

C’è il problema delle cerniere. La corrosione avanza. Dicono che sia colpa anche dei materiali usati dalla Fip, una società della Mantovani da lei diretta.

«No, non è così. Allora si era scelto un compromesso tra il materiale più resistente dal punto di vista meccanico e quello più resistente alla corrosione. Ma è chiaro che ci doveva essere un’opera di pulizia e manutenzione. Hanno fatto lavori che andavano fatti dopo. Come fare le finiture in una casa che sta per crollare».

Per crollare...?

«Certo, non è solo questione di manutenzione, delle cerniere. Si tratta di tirar su le dighe in sicurezza. Chiaro che se la riempi d’aria la paratoia viene su. Le barre di ancoraggio delle cerniere femmine, ad esempio, ce ne sono 8 per ogni paratoia. Devono essere sistemate dopo ogni movimentazione, stringendo i bulloni. Non so se sia stato fatto».

Di chi la responsabilità?

«No per carità, io non accuso nessuno. Dico che quando c’erano le grandi imprese dentro al Consorzio si prendevano la responsabilità, il rischio. Adesso chi si prende la responsabilità? Il Consorzio è commissariato dallo Stato. Chi risponde dei lavori?

Lei cosa farebbe?

«Scioglierei il Consorzio che non ha più ragione di esistere. Il Provveditorato dovrebbe fare le gare. Adesso abbiamo una situazione in cui l’Agenzia non c’è, il Consorzio ha avviato la procedura fallimentare dunque non può per legge avere lavori....

Lei conosce l’ingegnere Ossola, ex amministratore straordinario del Consorzio oggi consulente tecnico della commissaria Spitz. Dal 2014 responsabile tecnico dei lavori».

«Sì certo. Era stato tra i primi collaudatori del Consorzio di Mazzacurati per le rive dei Tolentini. Poi professionista di fiducia della Fiat, costruttore dello stadio di Torino, Poi con Technital ha costruito la diga di Bassora».

Allora dove sta l’errore?

«Non voglio parlare del lavori degli altri. Dico solo che noi nel 2013 avevamo finito una bocca. Poi hanno scelto di andare avanti con le altre bocche, di fare arrivare tutte la paratoie dalla croata Brodosplit. Lasciando indietro interventi che andavano fatti subito come il condizionamento delle gallerie per evitare l’ingresso nell’ impianto di sale marino. Adesso la manutenzione diventa impossibile, un’opera ciclopica...»

Lei cosa farebbe oggi per concludere l’opera?

Nell’ordine sistemare le criticità e attuare i ripristini, programmare la manutenzione. Poi completare l’opera. Infine attivare il sistema».

Invece?

«Mi pare si siano invertite le priorità».

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