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Actv presenta una proposta di accordo, i sindacati chiedono il voto ai lavoratori

Il testo congela la disdetta dell’integrativo e rinvia al 2023 il contratto di secondo livello, mediazione su turni e stagionali

VENEZIA. Il documento c’è, manca l’accordo. Almeno per il momento. Ora la palla passa ai lavoratori, con la data del 25 giugno segnata in rosso sul calendario: solo lì si capirà se arriveranno le firme necessarie a chiudere la vertenza. Quella di giovedì 16 si annunciava come giornata decisiva nella contesa che oppone da gennaio gruppo Avm e sindacati sulla disdetta degli accordi integrativi di secondo livello. E le attese sono state confermate, in parte.

L’estenuante trattativa di questi mesi ha infatti partorito un testo che tenta di fare sintesi tra le esigenze del gruppo alle prese con una ristrutturazione aziendale dovuta alla pandemia e le richieste dei lavoratori.

Un tira e molla condito da accuse reciproche nemmeno tanto velate, oltre che scioperi a ripetizione e disagi tra i cittadini. Ora la cosa certa è che dal documento presentato ieri - che di fatto congelerebbe la disdetta nella parte normativa ed economica fino ad un nuovo accordo previsto nel 2023 proprio sul contratto integrativo di secondo livello, rivede i turni di lavoro tanto criticati in queste settimane e apre agli stagionali - il gruppo Avm non si smuoverà nemmeno di un millimetro.

Con questo accordo, fa sapere l’azienda, il gruppo riuscirebbe a risparmiare diversi milioni di euro. Dopo l’incontro di ieri mattina con i rappresentanti confederali prima e con l’azienda dopo, i rappresentanti dei lavoratori si sono riservati di sentire gli iscritti.

Per la prossima settimana sono state convocate le assemblee, dalle quali dovrà arrivare (o meno) il mandato a firmare l’accordo aziendale. Esito scontato? Tutt’altro. I nodi al pettine, a sentire i sindacalisti, restano. «I documento è fatto, ora mancano le firme. Eravamo alla linea del Piave» sintetizza Francesco Sambo (Uil).

«Ci sono punti di vista diversi su temi come le esternalizzazioni, gli stagionali, la provvisorietà dell’accordo fino al 2023». Non si sbottona nemmeno Usb: «Passeremo dall’assemblea dei lavoratori, altrimenti verremmo meno al nostro ruolo di mediatori» spiega Alberto Cancian, «il servizio offerto ora non è degno di una città come Venezia: guardie giurate agli imbarcaderi non si possono vedere».

Che l’umore non sia dei migliori di fronte a questo accordo, però, lo testimoniano le parole di Valter Novembrini (Filt-Cgil): «Siamo di fronte a un testo in cui l’azienda ci dice che è il massimo di quello che si può fare. Ora spetta ai lavoratori. Questo documento non mi piace. Ad esempio, la disdetta resta in piedi, poi non è previsto l’aumento dei servizi, stagionali in servizio per il weekend, rimarremo in sottorganico».

Più possibilista Marino De Terlizzi, segretario di Fit Cisl Veneto: «Questo testo era il meglio che si poteva ottenere. Abbiamo tentato di fare il meglio possibile per rendere vivibili i turni. Vedremo di garantire il più possibile soste e turnazioni sia nell’automobilistico che nella navigazione. Questa è l’ultima spiaggia prima che l'azienda proceda unilateralmente, mette in condizione l'azienda di tenere in house il servizio e di non licenziare nessuno». Dal canto suo, con questa ipotesi di accordo l’azienda riuscirebbe a far quadrare i conti intervenendo su «costi non più sostenibili considerata la crisi dovuta alla pandemia così da garantire il mantenimento in house del servizio di trasporto pubblico, in scadenza nel 2022».

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