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In bikini a spasso per Jesolo: «Basta esibizionismo spinto»

I commercianti contro l’ultima moda dei più giovani

JESOLO. Il costume minimale in spiaggia così come in via Bafile. Non va bene e adesso è iniziata l’ultima crociata “anti nudista” al lido di Jesolo, lanciata da commercianti e titolari di attività. Ci sono gruppi di ragazzi a torso nudo che camminano a Jesolo nel fine settimana, entrano nei bar e chiedono da bere. E molti esercenti, di tutta risposta, hanno iniziato a mandarli via. Ci sono anche ragazze in bikini o perizoma. «Noi più diplomaticamente», spiega Luigi Serafin, titolare con la moglie Mara dell’Inferno in Pineta e del Granso vicino a piazza Mazzini, «abbiamo adottato un metodo nuovo. Ci siamo fatti una scorta di magliette con il nostro logo che diamo in regalo agli uomini che entrano a torso nudo o alle donne in costume. Ce ne sono diversi di clienti così. Se si presentano così, regaliamo loro la maglietta. Spesso comprendono e indossano la loro. Se proprio non ce l’hanno, accettano di buon grado».

Nessuno vuole vedere certe scene, neppure i più liberali e aperti mentalmente. Come Enrico Ruzza, promoter di eventi: «C’è una misura per tutto, anche per andare in giro in una città balneare. Non trovo giusto questo esibizionismo spinto, ragazze e ragazzi che girano in costume da bagno tra i bar e i negozi». Nel fine settimana il fenomeno dilaga. Si vedono giovani ragazze addirittura in perizoma che passano dalla spiaggia alla passeggiata in via Bafile senza neppure indossare un pareo. «Lo abbiamo notato», dice Roberto Dal Cin, titolare dell’enoteca letteraria La Corte dei Baroni e delegato al turismo di Confapi Venezia, «Non siamo d’accordo. Anche da me di recente è entrato un ragazzo a torso nudo dalla spiaggia e gli abbiamo chiesto di indossare una maglietta. Lui ha risposto in modo scontroso, ma non possiamo accettare questo libertinaggio nel vestire: una cosa è la spiaggia e una cosa è la città».

Il sindaco Valerio Zoggia per il momento non appare scandalizzato. «L’estate è appena iniziata», commenta, «I giovani sono da poco liberi di uscire da un incubo. Posso comprendere che ci siano stati degli episodi, ma non mi pare sia la regola. Se dovesse diventarlo, possiamo considerare di intervenire con apposite ordinanze che vietino di andare in giro in costume in città. Ma confido che ciò non sia necessario e sia stato solo un momento transitorio dovuto alla massiccia affluenza di gente sul litorale nei fine settimana più caotici».

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