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Venezia ritorna viva ma i turisti sono pochi. Fatturati come nel 2020

In attività tutti i caffè storici che lavorano nel fine settimana con italiani, tedeschi e francesi. Lino Cazzavillan riapre i suoi alberghi a quattro stelle rimasti chiusi da marzo dell’anno scorso

VENEZIA. Tutto ritorna, anche i rumori di una vita che sembrava perduta. Le ruote dei banchetti degli ambulanti, le grida dei gabbiani ai quali per un anno era stato negato il pasto, l’urtarsi dei bicchieri sui vassoi d’argento che di nuovo roteano tra i tavoli, anche se le sedie occupate sono poche, per qualcuno pochissime, ma è proprio adesso che bisogna resistere.

Fatturati in calo

Piazza San Marco ce l’ha messa tutta a ritrovare se stessa e ora, pur con i fatturati in picchiata e alcune saracinesche abbassate, si presenta con tutti i caffè aperti (tranne il Todaro, dove proseguono i lavori di restauro), protetti dagli ombrelloni bianchi che l’estate scorsa contribuirono a salvare la stagione.

I caffè storici

Chi tutti i giorni, chi solo nei fine settimana, chi con l’orchestrina per qualche ora, i caffè storici sono la rappresentazione dello sforzo verso il futuro, che tutti vorrebbero già presente, ma che ancora non si può avere. Dal Florian al Quadri, dal Chioggia al Lavena, dall’Eden all’Aurora, ogni mattina i camerieri riallineano i tavoli in attesa dei turisti che oggi parlano italiano, francese, tedesco.

«Il lavoro in Piazza è ancora molto legato a una clientela internazionale e la clientela internazionale, al momento, non c’è - spiega il presidente dell’Associazione Piazza San Marco, Claudio Vernier - qualcosa si muove durante il fine settimana, ma non gli altri giorni, anche se sicuramente il clima è cambiato, è più positivo, c’è gente in coda davanti al campanile, o fuori da Palazzo Ducale».

I fatturati, tuttavia, sono molto simili a quelli dell’estate scorsa, ovvero circa il 20- 30 per cento in meno rispetto ai tempi pre-pandemici per i pubblici esercizi, mentre le attività commerciali soffrono di più, scendendo fino al 10-15 per cento.

I negozi

«Alcuni commercianti della Piazza chiudono la giornata a incasso zero e molti sono preoccupati - continua Vernier - perché ci sono proprietari di fondi che, dopo essere stati disponibili a ridurre il canone di locazione durante la pandemia, ora vogliono ritornare agli affitti pieni, cosa assolutamente insostenibile. Mi auguro che, ancora per questa stagione, ci sia la sensibilità di difendere le attività economiche. Bisogna tenere duro, qualcosa migliorerà a luglio, ma per la ripresa vera bisognerà aspettare settembre e ottobre».

Gli alberghi

Nel frattempo, anche in vista del G20 di Economia, quasi tutti gli alberghi hanno riaperto, inclusi quelli a quattro stelle dell’imprenditore Lino Cazzavillan, prima il Rialto e, nei prossimi giorni, il Cavaletto in Bacino Orseolo, che erano rimasti chiusi dal marzo dell’anno scorso.

«Ci stiamo preparando con molta attenzione - spiega l’albergatore - tutti i nostri dipendenti si sono vaccinati e ora riapriamo in sicurezza. Il primo è stato il Rialto, tuttavia dopo il primo fine settimana con l’albergo pieno, ieri era quasi vuoto, soltanto venti stanze occupate su 108».

Non ha invece ripreso l’attività l’hotel San Marco, in coproprietà con l’Opera Pia del Buon Pastore. «Un anno e mezzo fa ci ha dato lo sfratto - dice Cazzavillan - e ha preteso il canone di locazione intero, cioè 16 mila euro al mese, per tutto il periodo della pandemia».

Intanto anche il ristorante da Ivo si è attrezzato con due tavoli ai piedi del ponte dei Fuseri. Plateatico minimal, ma di buon auspicio.

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