Contenuto riservato agli abbonati

Dopo l’accoltellamento alle Poste: ecco i luoghi di lavoro che sembrano polveriere

Il commento e le reazioni del mondo sindacale al fatto di sangue accaduto nel centro di smistamento di Mestre: «Carenze d’organico e ritmi più pesanti, ecco perché quetse cose succedono»

MESTRE. «Il fatto che ci siano delle situazioni che rendono gli ambienti di lavoro delle polveriere è evidente, a partire dalla carenza di organico, che si traduce in una più importante mole di lavoro per chi è in ufficio. E poi una difficoltà atavica, da parte dell’azienda, nel reclutare personale ed effettuare velocemente il turnover. Ma credo che questo episodio abbia altre spiegazioni, che vanno cercate all’esterno del posto di lavoro».

A poche ore dall’aggressione che ha sconvolto i dipendenti delle poste di Mestre, Marco D’Auria (segretario generale di Slc Venezia) cerca di mettere insieme i pezzi, per provare a dare a una spiegazione al raptus che ieri mattina ha mosso la mano di un portalettere, che ha ferito gravemente un collega, agente interno. I due, in realtà, erano ai ferri corti ormai da mesi, tanto che l’aggressore era tornato al lavoro da appena una settimana, dopo due mesi trascorsi a casa, in malattia.

Un periodo di pausa dal lavoro che, pare, fosse dovuto proprio ai continui alterchi con il collega. Al suo ritorno, tuttavia, l’uomo era apparso più nervoso del solito e, dopo le continue discussioni (più o meno animate), la situazione è degenerata. «Siamo vicini al nostro collega che è stato ferito e gli manifestiamo la nostra solidarietà, stigmatizzando ogni forma di violenza», sono le sole parole di Marco Penzo, segretario regionale di Slp Cisl.

Una solidarietà che arriva anche da D’Auria di Cgil: «Noi condanniamo qualsiasi forma di violenza, a maggior ragione se perpetrata all’interno dei luoghi di lavoro. Le cosiddette “morti bianche” sono tema all’ordine del giorno; oggi, per fortuna, è stata evitata la tragedia, ma speriamo che quanto accaduto faccia riflettere sul livello di stress a cui sono costretti i lavoratori delle poste, conseguenza, tra le altre, della pretesa di iper produzione».

L’episodio accaduto ieri mattina ha ancora dei profili estremamente ambigui, che saranno chiariti soltanto al termine delle indagini.

Pare escluso, comunque, che lo scatto d’ira sia da imputare alle sempre più pesanti condizioni di lavoro a cui sono costretti i lavoratori dell’azienda. Ma, in assenza di una certa ricostruzione, le ipotesi sono ancora tutte in piedi. Per questo, è anche l’occasione per accendere un faro sulla situazione lavorativa interna alle poste. «La nostra azienda è molto vecchia anagraficamente e, in questo periodo, con le richieste per “Quota 100” agli sgoccioli, in tanti stanno approfittando per andare in pensione.

Ma soltanto una parte di questi lavoratori verrà sostituita da altri dipendenti, con assunzioni a tempo indeterminato», spiega D’Auria. «Queste condizioni, chiaramente, rendono il clima molto teso. Anche perché, dal canto suo, l’azienda è molto esigente dal punto di vista delle prestazioni, chiedendo ai lavoratori qualità, il rispetto degli obiettivi e persino iper produzione. Noi registriamo sempre più spesso delle criticità all’interno degli uffici, con situazioni che sono una conseguenza dello stress causato dal troppo lavoro».

Video del giorno

Eraclea, spiaggia piena, eliambulanza costretta a calare il verricello, ma il paziente muore

Estratto di mela, sedano, cetriolo e lime

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi