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Quattro rinviati a giudizio per la truffa delle auto di lusso orchestrata in mezzo Veneto

Porsche, Audi, Range Rover proposte a prezzi allettanti su Internet o mostrate in un autosalone poi sparito: 38 acquirenti da tutta Italia caduti nella trappola

ERACLEA. L’abbaglio di riuscire portarsi a casa un’automobile da sogno a prezzi davvero vantaggiosi: una Porsche 911 o una Panamera per 45 mila euro, una Porsche Cayenne per 39 mila, una Range Rover Evoque Dynamic a 20 mila euro, una più “modesta” Audi Q3 a 15 mila, un comodo VW Multivan T5 a 18 mila euro.

Troppo bello per essere vero e, infatti, quelle auto trovate sui siti di vendita online, mostrate dai “concessionari”, persino provate dai clienti nell’autosalone allestito a Eraclea, sono sparite nel nulla in un battibaleno, non appena gli aspiranti proprietari avevano pagato non solo la caparra, ma anche il saldo.

In 38, in arrivo da tutt’Italia, sono caduti nella trappola che – secondo la pubblico ministero Laura Cameli – avevano teso il 59enne sandonatese Mario Zanchetta; il 38enne trevigiano Emanuele Torresan; il coneglianese residente a Povegliano Alain Valle; il 55enne di Piazzola sul Brenta Mario Bedana (coinvolto però solo in uno dei 40 capi di imputazione).

Ieri la giudice per le indagini preliminari Marta Paccagnella ha accolto le richieste dell’accusa e rinviato a giudizio i quattro con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla truffa. Gli avvocati difensori William Zampieri, Giulia Pesce, Guido Galletti si sono battuti contro la contestazione del reato di associazione, ma sarà il Tribunale a decidere: il processo prenderà il via il 21 ottobre. Al momento si sono costituite solo sette parti offese, con l’avvocato Sergio Calvetti.

Secondo la ricostruzione della Procura a fornire l’insegna dell’impresa commerciale e a mettere a disposizione del gruppo anche conti correnti e postepay era Emanuele Torresan. Mario Zanchetta, Alain Valle e (in un caso) Mario Bedana «con artifici e raggiri consistiti nel simulare a mezzo sito internet la vendita di un’autovettura, intrattenevano le trattative per il pagamento del prezzo e le modalità di consegna del bene», inducendo così in errore il malcapitato di turno.

Un giro di “affari” per oltre 700 mila euro, dei quali solo poco più di 70 mila sinora recuperati.

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