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Alias per gli allievi: il liceo Marco Polo di Venezia apre al percorso dei transgender

Una protesta degli studenti del Liceo Marco Polo davanti all'istituto

Dal prossimo anno scolastico sarà fatto valere il diritto a farsi chiamare e a vedersi registrati negli atti ufficiali interni all’istituto con il proprio nome di elezione, ovvero ad essere identificati con il genere nel quale si riconoscono

VENEZIA. Dal prossimo anno scolastico, gli studenti transgender del Marco Polo - Liceo artistico di Venezia avranno diritto a farsi chiamare e a vedersi registrati negli atti ufficiali interni all’istituto con il proprio nome di elezione, anche se questo non figura ancora nei documenti di identità. In sintesi, a essere identificati con il genere nel quale si riconoscono.

Lo ha deciso giovedì scorso il consiglio d’istituto della scuola, che ha approvato all’unanimità l’attivazione della “carriera alias”, su proposta dei rappresentanti degli studenti. Appena due giorni prima, analoga decisione era stata presa al Liceo Cornaro di Padova, la prima scuola in Veneto e la decima in Italia a dotarsi di questo regolamento. Ma è solo l’inizio di un percorso che, presto, dovrebbe coinvolgere anche altre scuole del Veneziano, cui il Liceo lagunare farà da apripista. «Per noi è una giornata storica, che sancisce la prima vittoria di un’importante battaglia che portiamo avanti da tempo» spiega, soddisfatta, Nina Mingardi, rappresentante del Marco Polo, portavoce del Coordinamento degli studenti medi e del collettivo Polo-Las.

Una battaglia che, come dimostra l’approvazione all’unanimità della proposta, vede schierati insieme studenti, professori, genitori e dirigente scolastica. «Continueremo con la nostra campagna di sensibilizzazione all’interno delle scuole, sui temi dell’identità di genere, dell’orientamento sessuale e delle violenze, anche perché siamo consapevoli che questo regolamento non sancirà la fine delle discriminazioni».

Intanto, i ragazzi transgender iscritti al liceo veneziano avranno diritto a vedere il proprio nome di elezione scritto nei documenti ufficiali interni all’istituto: il registro elettronico, il badge, le pagelle, i compiti in classe, le mail.

Non negli atti rilasciati a uso esterno, come le certificazioni, né nei documenti della maturità, che fanno riferimento ai dati anagrafici. Dall’inizio del percorso verso una nuova identità alla modifica delle informazioni all’anagrafe, infatti, possono passare anche degli anni. Il tema è particolarmente sentito nel liceo veneziano: «Un paio di anni fa, all’esame di maturità, il presidente esterno continuava a rivolgersi al maschile a una ragazza transgender. Non la conosceva e, soprattutto, non conosceva il suo percorso, ma lei era in grande difficoltà e imbarazzo. E lo stesso accade con i supplenti, appena hanno a che fare con una nuova classe. Certo è comprensibile, ma non è giusto che accada. Questa piccola, grande vittoria è il primo passo per dire basta alle discriminazioni», dice Mingardi.

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