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Stipendio ridotto per il 52 percento dei veneziani, a pagare la crisi sono soprattutto i giovani

L’analisi sulle dichiarazioni dei redditi: gli under 35 hanno mediamente perso 1.241 rispetto all’anno precedente con il reddito più basso di tutto il Veneto

VENEZIA. La crisi provocata dal Covid pagata dai lavoratori più fragili, i giovani. Con una differenza di reddito che, nel corso dell’ultimo anno, è stata 1241 euro in meno. Più in generale reddito più basso per il 52% dei veneziani.

E’ quanto emerge da una prima fotografia delle dichiarazioni dei redditi dei lavoratori, secondo i dati raccolti dal capillare sistema Caaf della Cgil del Veneto. Un paragone fatto su un’identica platea di utenti (35.526 in Veneto, 6252 nel Veneziano), identificata attraverso i codici fiscali di ciascuno di essi, mettendo a confronto i redditi percepiti nel 2019 (dichiarazione 2020) con quelli del 2020 (dichiarazione del 2021).

I numeri

Per quanto riguarda le differenze di reddito la perdita media regionale rispetto al 2019 è di 585,50 euro (in provincia di Venezia si registra, con un - 1244, il dato peggiore a livello regionale). Almeno 3 lavoratori su 10 hanno goduto di ammortizzatori sociali.

«Non tutti sono però nella medesima situazione», sottolinea l’analisi regionale. Il 46% ha visto ridursi significativamente il proprio reddito, il 29% ha migliorato la propria condizione, il 25% non ha subito mutamenti. Se si guarda alla parte di lavoratori meno fortunati (16.207) la perdita media è stata di 3.326 euro, pari a quasi due mesi di stipendio. Nell’area veneziana il reddito medio dei lavoratori è sceso di oltre 1200 euro, passando da 23.429 euro a 22.184.

Prendendo ancora come riferimento il Veneto, i lavoratori classificati come giovani (under 35) che subiscono la perdita media maggiore risiedono nella provincia di Venezia (con meno 1.241 euro), contro i 120 euro dei giovani lavoratori della provincia di Verona, che subiscono la perdita più contenuta.

«Monocultura turistica»

«Sono dati che purtroppo non sorprendono», riflette Ugo Agiollo, segretario generale della Cgil di Venezia, «perché sono riconducibili alla profonda crisi del comparto turistico che comprende anche l’aeroporto, la logistica, le aziende del vetro, il commercio. Questo dimostra, ancora una volta, quando sia stato sbagliato investire tutto sulla monocultura turistica che si è fagocitata tutto. Venezia e Mestre devono essere una città plurale, dove si deve tornare a parlare di produzione nell’area di Porto Marghera.

Solo in questo modo si può dare un futuro a questo territorio, e questo è il momento giusto per pensarci». Il dato che più colpisce, per ciò che riguarda il Veneziano, è il dato degli under 35. Con il reddito medio più basso di tutta la regione, con 16.338 euro, dietro Rovigo (17.374) e ben staccata da Vicenza, in prima posizione con un reddito medio di 19.422 euro. «Sono i lavoratori precari del turismo, gli stagionali, che spesso a differenza di altri non possono contare sulla cassa integrazione, o altre forme di sostegno al reddito».

Lo sblocco dei licenziamenti

All’orizzonte, ora a preoccupare, è lo sblocco dei licenziamenti che, secondo le intenzioni del governo, dovrebbe scattare dalla fine di giugno. Anche se si respira aria di ripresa, anche nel settore turistico, la preoccupazione tra le organizzazioni sindacali è tanta. Nel Veneziano non si hanno notizie di grandi aziende pronte a licenziare, ma è ancora presto per avere un quadro delle medie e piccole imprese. «Noi ci auguriamo che il governo trovi una soluzione diversa», aggiunge Agiollo, «ed è necessario mettere mano anche allo statuto dei lavoratori per potenziare le tutele del welfare anche per i lavoratori precari, i più fragili in questa situazione».

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