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Mestre, in coda al market della solidarietà tra i lavoratori espulsi dal turismo

Il supermercato della solidarietà in cui si vede anche il reparto della frutta e della verdura (foto Pòrcile)

Nella nuova sede di via Marsala 250 persone in un giorno. L’impegno dei volontari. «Pacchi aumentati del 20%»

MESTRE. All’ingresso del market alimentare c’è una grande foto di madre Teresa di Calcutta, e una sua frase che potrebbe spiazzare: «C’è chi crede che tutto gli sia dovuto ma non è dovuto niente a nessuno. Le cose di conquistano con dolcezza e umiltà». È in queste parole che si rinsalda il patto di fiducia tra i volontari del nuovo centro Papa Francesco della Fondazione Carpinetum e i clienti del supermercato della solidarietà. Sono le 10.30 di martedì e alla struttura di via Marsala hanno già fatto la spesa 60 persone. Funziona così: ognuno prende un carrello, gira tra le corse, prende ciò che gli serve senza esagerare, e poi arriva alla cassa e paga. In base a quanto può.

«Una spesa per la famiglia che al supermercato potrebbe costare 100 euro», racconta Alfio Paladini, uno dei 15 volontari oggi al lavoro, «qui si può fare con dieci». Anni fa, quando aprì lo spaccio, il cibo veniva regalato. E poi toccava trovarlo aperto e abbandonato in giro.

 Alfio Paladini, volontario di 80 anni 

«Questo invece è un modo anche per responsabilizzare le persone», aggiunge Paladini. Ha 80 anni, è un ex tecnico dell’Italcementi. «A coinvolgermi in questa iniziativa è stato don Armando, accade con tutti».

E’ grazie alle intuizioni di don Armando Trevisiol che è nato questo centro. Martedì mattina ci sono molte persone che, per la prima volta, fanno la spesa. Stranieri e italiani espulsi dal mondo del lavoro, contratti da che non bastano per pagare l’affitto.

«Faccio la donna delle pulizie, lavoro 3 ore al giorno e guadagno 600 euro al mese», racconta una donna ungherese, cinquantenne, In Italia da 25. «Trecento me li passa il mio ex marito, ma 400 se ne vanno per l’affitto, e ho una figlia di 17 anni da mantenere». Nella borsa ha pomodori, del riso, delle confezioni di succo di frutta. Sono prodotti buoni ma prossimi alla scadenza, in gran parte regalati dai supermercati della zona.

Mestre, così è organizzato l'Emporio della solidarietà

I furgoni dei volontari fanno la spola tutti i giorni. C’è un uomo di 76 anni, è un ex muratore albanese che zoppica un po’ per un dolore alla schiena. Ti aspetteresti di incontrare persone restie, e invece si raccontano. «Mi piacerebbe tornare in Albania, a Valona. Ma i miei figli sono qua, i miei nipoti sono qua, come potrei tornare senza di loro?». Si è spaccato la schiena nelle impalcature. «Un po di soldi in busta e un po in nero». Dice con orgoglio che la pensione non è proprio così male, ma non riesce a coprire tutte le spese.

Marito e moglie, con un bimbo di 2 anni. I genitori non hanno compiuto 30 anni, arrivano dalla Guinea. «Io lavoro in albergo a Venezia, come tuttofare ma per quasi un anno non ho lavorato. Ora per fortuna, da un mese, mi hanno richiamato».

I lavoratori più fragili espulsi dal settore turistico sono tantissimi. Un buon termometro è quello di Daniele Vanin, coordinatore di quella zona dell’emporio che invece si occupa di consegnare i pacchi del Banco alimentare di Verona. Prodotti come pasta, olio, riso e biscotti a chi è in estrema difficoltà. Ogni persona servita ha una tessera.

La parte del Banco alimentare

Sono 800 le famiglie seguite, mediamente di 4 persone a testa. «Rispetto all’anno scorso», racconta Daniele, «c’è stato un incremento del 20%. Sono aumentati soprattutto i bengalesi, cuochi e lavapiatti che lavoravano a Venezia». Sono rimasti senza lavoro, senza stipendio e senza ammortizzatori sociali. A fine giornata saranno 250 le persone passate per il supermercato. Dice Edoardo Rivola, dell’associazione il Prossimo e regista dell’operazione del nuovo centro: «C’è qualcosa che dobbiamo ancora sistemare, ma per noi è una soddisfazione sostenere queste persone».

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