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I bar riaprono a Venezia, ma il plateatico esplode

Sedie e tavolini invadono gli spazi pubblici. Raddoppio autorizzato fino al 31 luglio. Domenica a Venezia 43 mila visitatori

VENEZIA. Come prima, più di prima. Domenica a Venezia l’arrivo di 43 mila persone, di cui 18 mila stranieri e nuova prova di resistenza della città e dei suoi servizi. Dopo un anno di pausa, esplodono i plateatici: sedie e tavolini si moltiplicano. I nuovi plateatici hanno occupato ogni centimetro quadrato disponibile di suolo pubblico. Anche dove fino a qualche anno fa il permesso non sarebbe mai stato rilasciato. È il caso del campiello Drio la Chiesa, a Santi Apostoli.

Ai tavolini di una piccola osteria che occupano la metà del campo si sono aggiunti quelli di un nuovo ristorante, dalla porta del locale al pozzo centrale. Risultato, la via che da Strada Nuova porta all’Ospedale civile è difficilmente percorribile. Proteste e petizioni degli abitanti non sono servite. Dopo la pausa del Covid, l’occupazione si è moltiplicata. Tutto regolare. Perché una delibera del Comune del 14 aprile prorogava fino al 31 luglio la possibilità di ampliamento dei plateatici (fino al 50 per cento di superficie in più), insieme alle nuove concessioni rilasciate per l’emergenza.

I locali sono tornati finalmente a lavorare dopo la lunga pausa della pandemia. Ma adesso sono stati riaperti anche all’interno per la somministrazione di cibo e bevande. E il plateatico resta.

Qualcuno teme che si tratti di un “provvisorio” destinato a rimanere. L’occupazione del suolo pubblico negli ultimi anni ha subito un’impennata. Insieme all’aumento del numero dei turisti e delle aperture di nuovi esercizi pubblici, bar e ristoranti. Sedie e tavolini sono praticamente ovunque. Anche lungo le direttrici pedonali principali. Senza una regola chiara e un equilibrio, si rischia la dura contrapposizione tra gli esercenti e i cittadini. Un problema che era stato “congelato” con l’avvento della pandemia. La crisi durata un anno ha spinto anche l’amministrazione ad allargare le maglie delle concessioni. «Ma adesso», dicono gli abitanti di una calle invasa da sedie e tavolini, «è possibile consumare cibi e bevande all’interno dei locali. Dunque si dovrebbe pian piano tornare come prima».

Per il momento non succede. Sono riprese da qualche giorno anche le cattive abitudini che erano state sospese con tutto il resto. Come gli “Ombra tour” organizzati, gli addii al celibato, i cortei degli ubriachi. La tendenza è evidente. Da una parte gli esercenti che dopo un anno di sacrifici intendono recuperare. Dall’altro i cittadini che chiedono “misura” e rispetto del bene collettivo. I masegni della pubblica via in fondo non sono di proprietà dei bar e dei ristoranti. E se in qualche caso la concessione risultava necessaria per la sopravvivenza dell’attività economica – quando vigeva il divieto di entrare nei locali – adesso la disuguaglianza anche fra gli stessi esercizi pubblici si allarga. Chi ha la possibilità di occupare plateatico lo può raddoppiare. Chi non ce l’ha si deve arrangiare.

«Una concorrenza sleale», dice il titolare di un ristorante che affaccia su una stretta fondamenta e dunque non può mettere i tavolini fuori. Ma anche un segnale che la città non intende ripartire da dove si era detto di non tornare più. Turismo mordi e fuggi non regolato, plateatici ovunque. Bar che riaprono, altri che cominciano la nuova attività, guardando al possibile ritorno delle masse di turisti. Intanto si può tornare dentro i bar. E i plateatici sono raddoppiati.

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