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Chioggia, valanga di appelli dopo l’aggressione: «Dottore, non mollare»

Nelson Yontu Maffo e il centro di Chioggia

Ondata di solidarietà nei confronti del medico fiscale dell’Inps aggredito la scorsa settimana. «Sono commosso»

CHIOGGIA. «Dottore, non mollare». A quattro giorni dall’episodio che ha travolto due intere province, suscitando reazioni indignate in tutta Italia, sono commoventi l’ondata di stima e la solidarietà che, con altrettanta forza, hanno invaso i social. Chioggiotti, veneziani, padovani, ma non solo: cittadini “comuni” che chiedono a Nelson Yontu Maffo - il medico fiscale dell’Inps, originario del Camerun, vittima di una vergognosa aggressione di stampo razzista, da parte di un lavoratore chioggiotto - di non mollare.

«Quello che le è accaduto è deplorevole. Capisco che andarsene sembri la cosa migliore e che voglia vivere sereno con la sua famiglia, ma queste persone non devono averla vinta» scrive una donna su Facebook. Cui fa eco una seconda persona: «Dottore, lei deve restare per tutti i cittadini onesti». E un altro ancora: «Dottore, continui a fare il proprio lavoro con dedizione e rimanga a Chioggia».

Nelson Yontu Maffo - 30 anni, gli ultimi 11 vissuti in Italia - lavora a Chioggia da appena sei mesi. Sei mesi nel corso dei quali ha dovuto lottare quotidianamente con il virus del razzismo, dalle molteplici manifestazioni. «C’è chi, vedendomi per strada, mi dice che non vuole comprare niente da me. A volte, quando aspetto l’orario di visita in auto, mi chiedono di spostarmi, perché temono abbia intenzione di rubare negli appartamenti. Senza considerare le volte in cui le persone mi si rivolgono dandomi del tu» racconta.

Mai, però, si era trovato in una situazione simile. «Mai avevo temuto di non tornare a casa dalla mia compagna e della mia bambina. Farò domanda di trasferimento, perché non voglio lavorare mai più a Chioggia. Temo per la mia famiglia» diceva sabato.

Ma adesso sono gli stessi chioggiotti a chiedere al medico l’atto di coraggio più grande: rimanere per dare una seconda possibilità alla città, schierandosi al fianco dei suoi tantissimi cittadini onesti, che gli si sono stretti intorno.

«In questi mesi a Chioggia ho conosciuto tanta brava gente, tante persone che mi hanno accolto con grande gentilezza. Ma la cosa che mi ha scioccato, dell’episodio del 2 giugno, è stato il silenzio di quanti guardavano e non dicevano niente» spiegava sabato il medico. Adesso, invece, a fare sentire la propria voce sono in molti, tanto che il dottore, confidandosi al telefono con alcuni colleghi, si è detto «commosso per la solidarietà ricevuta».

Per questo, lui e la moglie, Francesca Moro, hanno deciso di affidare a Facebook un lungo pensiero: «Siamo senza parole, addirittura frastornati, per la solidarietà e la quantità di messaggi ricevuti in poche ore» scrivono. «Abbiamo sentito la necessità di rendere nota la vicenda perché era giusto portare alla luce le situazioni di pericolo e le aggressioni di cui molti operatori sanitari sono quotidianamente vittime sul lavoro e le conseguenze di un'aggressione a sfondo razziale su un uomo e la sua famiglia». Infine, la coppia ribadisce quanto già detto dal medico: «In tanti anni a Padova non ci siamo mai sentiti vittime di discriminazione e nonostante evidenti problematiche sociali, la nostra si è dimostra una città inclusiva. In noi prevale la fiducia e la convinzione che gli italiani non siano razzisti. A Chioggia abbiamo avuto modo di conoscere anche persone cordiali e disponibili. Sarebbe un errore fare noi per primi di tutta l'erba un fascio». Ora i cittadini sperano che il dottor Yontu decida di rimanere. Laura Berlinghieri

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