Contenuto riservato agli abbonati

Addio anche a Giuseppe Cristinelli, l’ultimo signore del restauro a Venezia

Il professor Giuseppe Cristinelli

Il docente e Architetto Veneziano si e’ spento a 82 anni

VENEZIA. La passione, divenuta quasi sofferenza negli ultimi anni, per la sua Venezia che non riconosceva più. Ma anche l’autonomia di giudizio e la grande competenza scientifica e professionale, insieme a una curiosità e a una voglia di fare che non lo hanno mai abbandonato.

È un altro pezzo della Venezia consapevole di sé stessa che scompare insieme a Giuseppe Cristinellli - morto all’età di 82 anni per i postumi di una malattia che aveva saputo affrontare con la stessa distaccata eleganza che lo contraddistingueva - per molti anni ordinario di Restauro all’Iuav, innovatore della disciplina insieme a Egle Renata Trincanato, concentrandola specie sulla tutela dei centro storici, con una particolare attenzione alla Venezia minore. Nasce con lui la disciplina del Restauro Urbano e non a caso fu Cristinelli a presiedere il Comitato di Redazione della Carta di Cracovia sul restauro nel 2000.

Ma era anche altro. “Peppino” - come gli amici lo chiamavano - era anche un teorico perché l’amore per la filosofia andava di pari passo con quello per l’architettura. E di essa è intrisa anche un testo che rappresenta la “summa” del suo pensiero sul restauro come “Fondamenti per una dottrina del restauro architettonico” del 2006, aggiornato fino a una nuova edizione uscita di recente che doveva essere presentata alcuni mesi fa all’Ateneo Veneto. Il professore Cristinelli non amava le archistar e in particolare, in molte di esse, la voluta deformazione del contesto storico degli edifici su cui intervenivano, la scarsa attenzione al contesto fondamentale a Venezia. Era stato un fiero oppositore della trasformazione del Fondaco dei Tedeschi. Da architetto, aveva condotto anche molti interventi significativi su edifici storici.

«Il concetto di restauro si è profondamente modificato», ricordava negli ultimi anni, «Se l’estetica e la storia erano i riferimenti principali del passato, al centro ora è il concetto di memoria, la forma a priori comune a ogni uomo che dà valore alle tracce del passato e permette di identificare ciò che un patrimonio culturale rappresenta. La memoria va oltre il rapporto tra estetica e documentazione e implica la scelta: l’operazione che ci permette di distinguere ciò che merita di essere conservato da ciò che invece può essere dimenticato». 

Video del giorno

Lo spot della birra argentina per la Copa America che celebra Maradona è semplicemente geniale

Gelato vegan al latte di cocco e ciliegie

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi