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Una donna a remi sfida la nave da crociera a Venezia: la foto fa il giro del mondo

Il bellissimo scatto di Michele Gallucci in occasione della protesta contro il passaggio di una MSC in bacino San Marco. Lei è Jane Da Mosto e ve la raccontiamo

VENEZIA. Una donna sfida il primo gigante in acciaio tornato dopo la pandemia. Si intitola così la foto scattata da Michele Gallucci, in arte #sailordreamer78, che immortala Jane da Mosto, attivista del “Global Cruise Activist Network” (Gcan) e fondatrice dell’associazione “We are here Venice”, mentre dalla sua barca a remi guarda come una guerriera il passaggio della Msc Orchestra, 294 metri di lunghezza e 92 mila tonnellate di stazza.

Jane da Mosto intervistata a Venezia

 In quello scatto si colgono alcune delle ragioni che sabato hanno portato alla protesta dei No Navi: ricordare al mondo la delicatezza della laguna, mostrare la sproporzione tra i colossi galleggianti e la città, ribadire che Venezia ha bisogno di un turismo sostenibile e non di massa e lottare contro un modello di sviluppo incompatibile con l’ambiente.

«Tutti meritiamo acqua e aria più pulita», si legge nel comunicato di Gcan. «Le navi da crociera continuano a mettere a rischio la qualità sociale, culturale, economica, sanitaria e ambientale delle comunità portuali. A Venezia si sacrificano posti di lavoro sostenibili e una gamma più ampia di interessi territoriali per una crociera industria che provoca danni economici e ambientali».

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La fotografia con una grande potenza evocativa 

Eccola qui, la fotografia che sta girando ovunque sui social. L’ha scattata Michele Gallucci alias Saildreamer78, un fotoamatore “foresto” direbbero i veneziani. Che ama Venezia e il mare. E che sabato pomeriggio era lì, alle Zattere, a documentare la manifestazione di protesta del Comitato No Grandi Navi che non vogliono i “grattacieli del mare” nel Bacino di San Marco e che da anni chiedono soluzioni alternative.

L'autore della foto, Michele Gallucci

Sullo sfondo, la MSC Orchestra: così grande, che si può inquadrarne solo una parte. C’è un rimorchiatore, ci sono le barche a motore dei manifestanti. E poi c’è lei, lì in basso sulla destra, quasi invisibile a prima vista. In una piccola barca di legno, un sandolo di nome Tiepolo. Lei che rema in parallelo al colosso. Dritta in piedi, lo sguardo di Davide verso Golia, sembra quasi una statua. E sembra sola.

No, non è possibile portare una barca così, da soli, in quella posizione. Con lei c’è l’artista Andrew Huston che vive a Venezia da qualche anno ed espone presso la Galleria Beatrice Buratti Anderson a San Polo. Nella foto di Michele non si vede perché è coperto dalla bricola con il cartello 11.

“Una donna a remi sfida il primo gigante in acciaio tornato dopo la pandemia nel canale della Giudecca” l’ha titolata l’autore dello scatto.

Che ce ne mostra un altro, meno evocativo ma sempre drammatico. Eccolo

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La diretta streaming con il fotografo e la vogatrice

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Il ritratto di Jane da Mosto: Carlo Mion per Venetians 

Jane da Mosto nello scatto di Carlo Mion

Jane da Mosto è arrivata a Venezia per amore. O meglio si è stabilita per amore. Infatti già prima di sposare il conte Francesco da Mosto, quest'ultimo più noto in Gran Bretagna che da noi, frequentava la laguna dove la madre possedeva una casa.

Jane si occupa di ambiente e di come proteggerlo ed è inevitabile che ami Venezia e si impegni per salvarla, più di tanti veneziani. Jane negli anni Novanta, dopo la laurea in Zoologia alla Oxford University, ha conseguito un master in Tecnologia ambientale all’Imperial College di Londra.

Ha svolto ricerche in vari campi, dalla valutazione ambientale (Fondazione Mattei a Milano) al rafforzamento dei legami tra scienza e politiche sostenibili anche attraverso progetti finanziati dalla Commissione Europea. Tra le tante cose che ha svolto c'è pure un censimento delle ricerche sui cambiamenti climatici per la sede italiana del Programma Internazionale Geosfera-Biosfera.

È coautrice del libro "The Science of Saving Venice".

Spiega Jane: «La minaccia causata dal diffuso degrado ambientale riguarda quei processi naturali che per secoli hanno regolato la vita lagunare e caratterizzato la forma della città, facendo della laguna di Venezia una delle più preziose aree ambientali di tutto il Mediterraneo».

In un'intervista ad un giornale inglese, riferendosi alla città ha detto: «Qui è possibile determinare il ritmo della vita che si desidera. La gente dice che questa è una città lenta ma in realtà ti dà energia, perché si controlla il proprio destino. Non si perde tempo bloccati nel traffico o in attesa di un autobus che non arriva. Da nessuna parte si arriva con più di 20 minuti di camminata veloce. Quando vado a fare shopping compro solo cose che mi servono perché devo portarle a casa a piedi. Nelle rare occasioni che sono andata in un ipermercato sulla terraferma, ho preso un sacco di cose che non abbiamo mangiato. Qui, si vive dalle stagioni e si compra ciò che è più economico e più fresco sul mercato».

Ed è la città che difende.

(Venetians, agosto 20216)

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Il sogno, l’Arsenale restituito alla sua funzione originaria. E ai veneziani

Abbiamo incontrato Jane anche per realizzare questo speciale sul futuro dell’Arsenale di Venezia: con la proposta di una Fondazione pubblica per attuare in tempi brevi progetti di rilancio dell'Arsenale compatibili con la sua storia. E sottrarre la città al «dilagante business del turismo di massa». Nel gennaio 2018, il Forum Futuro Arsenale aveva messo cinque progetti nero su bianco. Questo sotto è il mini-documentario di Paolo Cagnan che li raccontava.

Arsenale di Venezia: il sogno di una nuova stagione

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