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Di Rocco Bistrot ha vinto la sfida del Covid. L’amore per la cucina è stato premiato

Lo chef Davide Di Rocco

Il locale di Noale, aperto 15 mesi fa in piena pandemia, è riuscito ad entrare tra i premiati. Lo chef Davide: «Un onore». La passione per i fornelli ereditata da mamma e nonna, quella per il Veneto dalla moglie Giulia

NOALE. È una delle novità della ristorazione veneziana dell’ultimo anno, nonostante il freno a mano tirato per le restrizioni dovute al Covid-19. Il Di Rocco Bistrot-Ca’ Matta di Noale nuovo entrato nella Guida dell’Espresso, ha aperto nell’aprile 2020 in piena emergenza sanitaria. Al timone c’è, appunto, Davide Di Rocco, 36enne residente a Spinea anche se originario della provincia di Pavia, per due anni ai fornelli del Fuel in Prato della Valle a Padova.

Una passione per la cucina ereditata dalla mamma e della nonna, e rinforzata con gli studi all’istituto alberghiero. Così di Rocco, come tanti giovani, ha iniziato a farsi le ossa tra i locali; dapprima con Paolo Platini, per poi forgiarsi da Carlo Cracco e Antonino Cannavacciuolo, passando anche per l’hotel Bauer di Venezia con lo chef Giovanni Ciresa. E ancora, al Gelius di Oderzo, una stella Michelin, al fianco di Alessandro Breda e, appunto, nella città del Santo.

Da dieci anni Di Rocco è in Veneto per amore della moglie Giulia, che lo ha spronato nel progetto sulla città dei Tempesta. I commissari della guida lo hanno voluto premiare con un cappello per «una cucina solida, elegante, arricchita da garbati tocchi creativi» si legge. E poi ancora: «I piatti vanno a segno uno dopo l’altro: la tartare di tonno con cocco, salicornia e maionese vegetale al wasabi, i ravioli di baccalà con mirtillo fermentato immersi in un intenso brodo di sedano arrosto, il filetto di orata con cren, rucola e cardoncelli. Servizio premuroso e carta dei vini già interessante, ma destinata a crescere».

Non male come presentazione per un locale che non ha neppure 15 mesi di vita. «Sono davvero molto contento» rivela lo chef Di Rocco, «e non mi aspettavo subito questo ingresso. Ma fa piacere e mi rende felice. Arriviamo da un brutto periodo e un risultato simile ha ancora più valore». La storia di Di Rocco a Noale nasce quando ancora non si sapeva cose fosse il Covid. Il vecchio gestore Umberto Cesana cercava qualcuno che potesse far crescere il locale, con vista la rocca medievale. I due si sono parlati e hanno trovato un accordo. All’inizio, Di Rocco voleva partire con l’obiettivo di fare un passo alla volta. «Ma il virus mi ha portato via metà anno» racconta, «e ora aspetto la ripartenza. Siamo qui solo per lavorare e confido in una rosea prospettiva; adesso ci aspetta l’estate, la gente avrà voglia di uscire e ci faremo trovare pronti. Poi da settembre partiremo con il nostro percorso vero e proprio. Adesso stiamo puntando su piatti bistrot e gourmet».

E proprio i piatti hanno fatto la differenza per la Guida dell’Espresso, anche se l’obiettivo chiaro di Di Rocco è migliorarsi. «Il giudice finale è sempre il cliente» fa sapere «e il fatto che in questi mesi siano tornati, è motivo di soddisfazione. Le nostre proposte sono state apprezzate, avere dei riconoscimenti incoraggia, spinge ad andare avanti».

Una cinquantina di posti tra l’interno e l’esterno, d’inverno i coperti scendono a una trentina: tra le idee attuate da Di Rocco Bistrot c’è l’aperitivo. «Siamo in assetto di sopravvivenza, come dico io» chiude lo chef, «ora vorremmo cambiare un po’ la zona del ristorante. Questa è una sfida e il risultato di un anno di lavoro che ha portato ad avere l’ingresso nella Guida dell’Espresso, ti rende felice». Intanto il futuro è appena ripartito.

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