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“L’arte navale torna a casa”. Venezia riparte dalla storia, con il Salone Nautico

Senza scomodare la retorica popolare, è pacifico che le “glorie del nostro Leon” sono nate dall’acqua. Città d’acqua per eccellenza, Venezia. Fondata sulle lagune, fra terra e mare

VENEZIA. Venezia riparte dalla sua storia. “L’arte navale torna a casa”, è il titolo suggestivo del Salone Nautico 2021. La casa della marineria veneziana, leader in tutto l’Adriatico, è stata per secoli l’Arsenale.

La fabbrica navale più importante d’Europa. Adesso in Arsenale si torna a parlare di barche e di mare. Di produzione navale di qualità. E delle eccellenze assolute che sono i cantieri italiani.

Senza scomodare la retorica popolare, è pacifico che le “glorie del nostro Leon” sono nate dall’acqua. Città d’acqua per eccellenza, Venezia. Fondata sulle lagune, fra terra e mare. Per Venezia l’acqua ha sempre rappresentato le mura naturali. La difesa dalle invasioni e una protezione valida più di mille trincee. Impossibile o quasi, per gli invasori, avventurarsi nei bassi fondali senza finire in secca o essere bloccati dalle truppe di casa. Il mare è stato per lunghi secoli la via dei commerci.

Venezia regina del Mediterraneo, dalla Dalmazia alle isole greche, fino alla costa turca e al Peloponneso. A Oriente si portava il sale, l’oro bianco che le lagune fornivano in quantità. In cambio di tessuti, spezie. La flotta veneziana era la più temuta dell’Adriatico, le spedizioni finanziate dai ricchi mercanti avevano la benedizione del Doge e del Papa.

I veneziani, abili nel dialogo e nella trattativa diplomatica, avevano uffici a Costantinopoli, anche negli anni delle guerre col Turco. Gli affari prima di tutto.

Lo Sposalizio di Venezia con il mare è un rito ancora oggi celebrato nel giorno della Sensa, l’Ascensione. L’anello gettato nelle acque della laguna, a San Nicolò di Lido, dal sindaco, come un tempo faceva il Doge, alla presenza del Patriarca. Dall’anno Mille, per ricordare la conquista della Dalmazia, il Doge “sposa” il suo mare.

Rito ritratto anche dai grandi artisti come Guardi, quando nel Settecento, anche poco prima della caduta della Serenissima Repubblica, il corteo era guidato dal Bucintoro, la grande galea con decori in oro zecchino distrutta da Napoleone.

Venezia era diventata un grande Fondaco all’aria aperta. I Tedeschi, i Turchi, gli Albanesi, portavano le loro merci preziose via acqua nei grandi depositi al piano terra, accessibili alle barche. La centralità veneziana continua anche dopo la caduta della Repubblica. L’Arsenale diventa un punto strategico per la flotta austriaca, poi per quella del regno d’Italia dopo l’Unità del 1866.

Nel Novecento ecco le prime navi da crociera, non fuori scala come quelle di oggi. I piroscafi che fanno la spola con la costa istriana, i primi turisti.

La laguna viene pian piano invasa da barche di ogni tipo.

A Venezia il trasporto delle merci si fa con le barche, così come il servizio passeggeri e le linee di collegamento con la terraferma e le isole, i servizi di emergenza. E i pescatori, razza in via di estinzione. I più grandi conoscitori dei meccanismi speciali che governano le maree e le correnti in laguna. La Serenissima prima di decidere le grandi opere idrauliche li consultava e teneva conto dei loro saggi suggerimenti. Oggi decidono funzionari e commissari venuti da fuori.

Il Salone Nautico è un punto di ripartenza. Ripartendo proprio dal mare. E dalla storia marinara. In Arsenale non ci saranno più solo galee e rascone. Ma yacht dell’ultima generazione. Motori ibridi ed elettrici. Barche a remi della tradizione veneziana, barche a vela. La cultura nautica che torna a farsi strada. Occasione di rilancio economico oltre che di attività compatibili con le caratteristiche uniche della città d’acqua.

Venezia ospiterà anche le barche provenienti dall’Adriatico e dalla costa istriana, annuncia il sindaco Brugnaro, orgoglioso di questo rilancio in grande stile che vuole essere «non soltanto locale».

Chi arriva dal mare potrà trovare ospitalità nelle due darsene vicine all’Arsenale e alla città storica, la Certosa e Sant’Elena. Due luoghi strategici, dove la barca è a due passi dalle bocche di porto. Un rapporto, quello tra Venezia e il mare, che non si è mai interrotto. Anche quando il mare non è stato solo risorsa, ma un pericolo. Come nel le alluvioni del 1966 e del 2019.

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