Tre giovanissimi piromani accusati di 25 vandalismi a Cavarzere

Fermati dai carabinieri subito dopo che avevano dato fuoco - per la quinta volta - alle casette del gattile in località Grignella

CAVARZERE. Sono ben venticinque gli atti vandalici piromani contestati dal pubblico ministero Giorgio Gava a tre giovanissimi di Cavarzere (20, 19 e 17 anni, quest’ultimo ora in carico alla Procura per i Minori), fermati dai carabinieri di Cavarzere, subito dopo che avevano dato fuoco - per la quinta volta - alle casette del gattile in località Grignella.

E non sono state solo i rifugi per i gatti randagi a finire vittime della noia piromane dei tre ragazzini, ma anche cassonetti di Veritas e, in un caso, un casolare: e molti di più sarebbero gli episodi riconducibili al gruppetto di amici nell’ultimo anno, anche se la Procura ha deciso di procedere per quelli per i quali è convinta di aver raccolto le prove necessarie.

I carabinieri erano infatti sulle loro tracce da tempo, ne controllavano i cellulari, così dopo le ultime fiamme appiccate per l’ennesima volta al gattile - piccoli incendi, più che altro atti di vandalismo, ma molto pericolosi - è scattato il fermo e le perquisizioni, con il sequestro di liquido infiammabile utilizzato come accelerante. Associazione per delinquere finalizzata alla commissione di atti vandalici, l’accusa mossa dal pm Gava, che ha chiesto che i due giovani maggiorenni siano posti agli arresti domiciliari: il fascicolo d’indagine a loro carico è alto più di una spanna. L’accusa è seria, non viene trattata dall’accusa come una “bravata”.

Ieri, lunghissimo interrogatorio di garanzia dei due ragazzi - in apparenza ancor più giovani della loro già giovane età - che hanno risposto per oltre due ore alle domande della giudice per le indagini preliminari Marta Paccagnella. Ad assisterli, l’avvocato di fiducia Polito e l’avvocato d’ufficio Pennino.

Il ventenne ha ammesso le proprie responsabilità subito dopo l’arresto e ieri ha ribadito di aver dato fuoco ad alcuni cassonetti, aggiungendo di non aver voluto far male ai gatti, ma solo dare fuoco a quelle che per lui erano cassette di plastica. Ha detto di aver cercato su Google Maps edifici abbandonati, sui quali sfogare una delusione d’amore. L’amico 19enne ha detto di averlo solo accompagnato e di essere sempre rimasto in auto. Per la Procura, però, la sua auto e il suo fare da “autista” sarebbero stati fondamentali per mettere a segno il raid di piccoli incendi vandalici. In un caso - quello dell’edificio abbandonato, dove si è richiato che il liquido infiammabile innescasse un vero incendio - l’accusa è di tentato incendio doloso.

La gip Paccagnella scioglierà oggi la sua riserva, per decidere se i due ragazzi debbano o meno aspettare agli arresti domiciliari il loro prossimo processo.r.d.r.

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