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Crisi materie prime: a rischio sul litorale Jesolano l’arrivo della birra

Dei boccali di birra

Teso (Confcommercio): «I produttori tedeschi hanno finito i fusti per lo stop alla produzione durante il lockdown»

JESOLO. Gli attesi fiumi di birra tedesca non stanno arrivando alle foci del litorale. È uno degli allarmi lanciati da Alberto Teso, componente della giunta della Camera di Commercio Venezia-Rovigo, oltre che di Confcommercio provinciale che sta analizzando la mancanza di materie prime, gli aumenti e rischi per la piccola e grande distribuzione.

«Nel settore beverage», spiega, «le birrerie estere, tedesche in particolare, non hanno più birra in fusto. La produzione era stata infatti sospesa durante il lockdown, a causa della chiusura dei ristoranti. Ora con la ripresa consistente dei consumi fuori casa, le imprese sono a corto di birra alla spina d’importazione, circostanza che potrebbe creare più di qualche problema sul litorale, da sempre meta favorita dei turisti tedeschi».

«Per il momento il settore alimentare sembra immune», aggiunge Teso, «grano a parte, ma ci sono preoccupanti segnali all’orizzonte. Nel medio periodo l’incidenza della crescita dei prezzi di confezioni, etichette, imballaggi, per i quali si stima un aumento a breve fino al 25%, e packaging in genere, trasporti e logistica, comporterà certamente sensibili aumenti anche nel settore food and beverage. La grande distribuzione organizzata prevede un innalzamento dei prezzi per l’autunno prossimo, ma alcuni prodotti alimentari, come il pesce d’importazione, i surgelati e in alcuni casi persino i vini rossi, sono stati interessati dai primi aument».

«Giovedì al consiglio nazionale Fida», ricorda, «che raggruppa la aziende italiane che operano nel settore distribuzione alimentare, è emersa una certa preoccupazione sul fronte dei prezzi. Purtroppo, si tratta di inflazione cosiddetta “cattiva” perché non è determinata da un aumento dei prezzi conseguente all’incremento degli acquisti, ma importata, per aumento delle materie prime che arrivano dall’estero». I prezzi delle materie prime sono in costante aumento e la ripresa economica, il rilancio della produzione industriale, l’incremento degli acquisti e della spesa in generale stanno determinando un preoccupante innalzamento dei costi: acciaio (+130%), petrolio (+50%), alluminio (+30%), materie plastiche (+60%). «La mancanza di microprocessori è talmente grave che ormai non si trovano più computer di fascia economica», conclude Teso, «e le stesse aziende automobilistiche non sono in grado di completare le componenti elettroniche delle auto».

Teso paventa la speculazione, la corsa ad accaparrarsi alcuni materiali da parte dei paesi in fase di crescita, la Cina in primis. Molte piccole imprese del nostro territorio sono in difficoltà perché, proprio in questo momento, nel quale gli ordinativi sono in costante crescita, non si trovano sul mercato le materie prime. Non solo nel settore manifatturiero, ma anche nell’edilizia: la grande ripresa delle costruzioni, sostenuta anche dal bonus 110%, si scontra la con la carenza di materiali. «I problemi interessano un po’ tutti i settori», concorda il presidente dell’Aja, Alberto Maschio, «anche nel turismo abbiamo le stesse preoccupazioni e quindi dobbiamo tenere gli occhi aperti e garantire un controllo» .

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