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Chiuse le indagini, Oliviero Leo rischia il processo per truffa

La pm Baccaglini si appresta a chiedere il rinvio a giudizio per l’ex vicesindaco di San Donà e medico di base a Cavallino al quale sono già stati sequestrati 540 mila euro

SAN DONA’. Medici di base convenzionati con Usl Serenissima, ma più impegnati nell’attività privata e a correre da un’agenzia all’altra per le visite mordi-e-fuggi per il rinnovo patente, che a seguire i propri pazienti, che alla fine - spazientiti - hanno presentato denuncia.

Di questo si è convinta la pubblico ministero Federica Baccaglini, che ha chiuso le indagini e si appresta a chiedere il rinvio a giudizio per l’ex vicesindaco di San Donà Oliviero Leo, già raggiunto nei mesi scorsi da un procedimento di sequestro preventivo per oltre mezzo milione di euro, con l’accusa di false dichiarazioni e truffa aggravata.

Reati che hanno portato all’iscrizione sul registro degli indagati - da parte della stessa pm della Procura veneziana - anche di un altro medico convenzionato con l’Usl Veneziana - il dottor M.B., residente a Preganziol - anche lui accusato dalla Procura di essere più attento all’attività privata che ai suoi studi a Favaro e Marcon. Anche per lui - sempre sulla base delle indagini effettuate dalla Guardia di finanza - la pubblico ministero aveva chiesto un sequestro preventivo di beni finalizzato alla confisca in caso di condanna, per un valore di circa 80 mila euro.

Il giudice per le indagini preliminari Luca Marini non l’ha concesso e la pm ha presentato ricorso al Tribunale del Riesame, che nei prossimi giorni deciderà sul caso.

Intanto, si sono chiuse ufficialmente le indagini nei confronti del dottor Oliviero Leo. La difesa avrà alcune settimane di tempo per chiedere - se lo riterrà - l’interrogatorio del professionista o presentare una nuova memoria difensiva, poi un giudice per le indagini preliminari si dovrà esprimere sul rinvio a giudizio (o meno) del medico.

Per i medici di base che lavorano in convenzione con l’Usl è possibile svolgere anche altre attività a patto che si rientri nel limite massimo delle 5 ore settimanali o che lo si dichiari apertamente all’Usl: in questo secondo caso - a seconda delle ore impegnate nei lavori extra - al medico viene decurtato il numero massimo di pazienti che può avere, e di conseguenza anche la somma che riceve per ogni paziente seguito.

Secondo le indagini dei finanzieri e l’accusa mossa dalla Procura - che ha iniziato ad indagare dopo aver ricevuto la segnalazione di alcuni pazienti dello studio di Cavallino-Treporti - Leo non avrebbe rispettato i suoi impegni di medico di medicina generale, occupato nel suo studio dentistico a San Donà o nelle numerose visite medico legali, per il controllo della vista agli automobilisti per il rinnovo della patente, come consulente di numerose agenzie della provincia di Venezia, da Eraclea a Mira.

Nei confronti del medico - 66 anni, originario di Lecce, residente a Padova, medico militare, noto anche per la sua lunga attività politica e amministrativa a San Donà - il Tribunale ha accolto la richiesta di sequestro preventivo avanzata dalla pm Baccaglini, mettendo i sigilli a 540 mila euro.

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