Cagna, bagascia, battona: via dal dizionario Treccani i vocaboli dispregiativi che offendono le donne

La vittoria di cento firmatari tra cui la linguista Giusti di Ca’ Foscari: «Voce modificata nello strumento più utilizzato online per i sinonimi»

VENEZIA. Cagna, bagascia, battona, zoccola e baldracca non sono sinonimi di donna, come fino a pochi giorni fa si leggeva nel dizionario online dei Sinonimi e dei contrari della Treccani. Il centinaio di firmatarie che lo scorso marzo ha chiesto all’Istituto dell’Enciclopedia Italia che venissero rimossi 30 vocaboli dispregiativi e volgari accostati alla parola donna, ha vinto.

Chi da oggi cercherà la voce donna troverà anche “donna di legge”, “donna di lettere”, “donna di scienza” e “donna di Stato” che rispecchiano gli ambiti in cui molte donne oggi lavorano.

«Siamo contente che Treccani abbia riconsiderato la possibilità di modificare la voce», ha detto Giuliana Giusti, professoressa di Linguistica a Ca’ Foscari e unica linguista in Italia tra le firmatarie, «È chiaro che altri dizionari hanno problemi analoghi. Ora cercheremo di sensibilizzarli, ma è importante il risultato raggiunto perché il sito di Treccani è il primo che appare come dizionario dei sinonimi e dei contrari e quindi quello più consultato».

La vittoria non è stata semplice. La battaglia era iniziata tempo fa grazie alla tenacia di Maria Beatrice Giovanardi e di Alessandra Colonna che si erano rivolte prima all’Oxford Dictionary in Inghilterra, esponendo la stessa richiesta. Se però gli inglesi non avevano storto il naso riconoscendo subito che era l’ora di mettersi al passo con i tempi, la prima risposta di Treccani era stata negativa. Pur ammettendo in una nota «il marchio misogino impresso sulla concezione della donna», l’Istituto aveva risposto in sintesi che «il dizionario assume di rappresentare il patrimonio lessicale nelle sue difformi componenti» (...) non selezionando il lessico in base a giudizi o pregiudizi morali».

Tuttavia, dopo la prima risposta negativa, alcune rappresentanti delle firmatarie e il personale dell’Istituto si sono incontrati, parlando a lungo in un apposito tavolo chiesto da Colonna.

In quell’occasione era emerso che la voce era congelata dal 2003: «Nessuno voleva cambiare la storia e nemmeno epurare le voci offensive se vengono registrate come tali, ma quello che dicevamo era che nel dizionario dei sinonimi si partiva dalla parola donna e si arrivava immediatamente a cinque polirematiche, ovvero cinque modi di dire con la parola donna, da “buona donna” a “donna da marciapiede”, che volevano tutte dire prostituta», spiega Giusti.

«Da lì iniziava un approfondimento dando ben 30 sinonimi di prostituta sempre nella voce donna, ma non si mettono i sinonimi dei sinonimi. Se poi qualcuno vuole andare a vedere i sinonimi di prostituta, va nella voce prostituta».

Da qui la richiesta che finalmente ha ottenuto un risultato, sebbene ancora adesso tra i modi di dire che figurano, ce ne sono alcuni come “buona donna” o “donna di marciapiede” e compaiono per primi perché l’elenco delle espressioni segue un ordine alfabetico.

Si è deciso comunque di mantenere nella voce “donna” anche modi di dire offensivi, nonostante nel tavolo si sia fatto notare che su altre voci, proprio per una questione etica, siano stati tolti questi riferimenti. Per esempio nella voce “marocchino” non c’è il riferimento al modo di dire dispregiativo usato in passato per indicare persona extracomunitaria. Quello che conta comunque è che da oggi, in particolare le giovani generazioni, troveranno una voce che rispecchia di più i tempi contemporanei, con donne con ruoli importanti in diversi ambiti professionali.

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