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Soffriva di una patologia rara, muore dopo il vaccino: la Procura di Venezia apre un’indagine

Il 51 enne Massimo Cristofoletti, che soffriva di una patologia rara, il 6 maggio aveva ricevuto la seconda dose di Pfizer

VENEZIA. È arrivato ieri sul tavolo del pubblico ministero Massimo Michelozzi l’esposto firmato dalla signora Sara Schiavo, che chiede alla Procura di far piena luce sulle cause della morte del marito Cristiano Cristofoletti, che ha trovato esanime la mattina del 7 maggio nel soggiorno della loro casa a Malcontenta. Il pomeriggio precedente, l’uomo aveva ricevuto il richiamo del vaccino Pfizer anti-Covid.

Da parte sua, la signora si dice certa che il marito - soggetto fragile affetto dal Morbo di Addison, patologia rara - sia rimasto vittima di una complicanza post-vaccino: ma questo potrà stabilirlo solo l’indagine, che si preannuncia complessa.

Nelle prossime ore, il pm disporrà l’autopsia, incaricando come proprio consulente un medico legale dell’Azienda ospedaliera di Padova, mentre la famiglia potrà nominare propri consulenti. Al momento, si tratta di un fascicolo che non ha indagati, neppure come “atto dovuto”.

Massimo Cristofoletti aveva 51 anni e da 28 soffriva del Morbo di Addison, una patologia rara, dalle possibili complicanze gravi, con la quale si era abituato a convivere tra ricoveri di controllo e terapie, con l’aiuto degli specialisti del reparto di Endocrinologia dell’Ospedale all’Angelo.

Con qualche disagio e affatticamento dovuto alla malattia, conduceva però nel complesso una vita regolare: si era sposato con Sara nel 1996 e con lei condivideva una grande passione per i cani, tanto da aver aperto insieme un piccolo allevamento di leonberger, con i quali partecipavano a gare canine. Quanto al lavoro, operava come tecnico di laboratorio alla stazione sperimentale del vetro del Vega a Marghera.

Poi sono giunti i mesi della pandemia. Il lungo lockdown e l’arrivo dei vaccini. Dopo essersi confrontato con i suoi medici ed essere stato confortato sulla necessità di sottoporsi a vaccino anti-covid, proprio in quanto soggetto fragile, il 15 aprile si era presentato all’ospedale all’Angelo per ricevere la prima dose: due giorni di febbre alta e dolori alle gambe, ma nulla più.

Il 6 maggio, nel pomeriggio, la seconda dose di vaccino. La signora racconta che il marito ha subito lamentato forti dolori al braccio, nausea e vomito, febbre: tranquillizzato dai medici, si era steso in divano, mentre la moglie era andata a dormire. La mattina, la scoperta della tragedia: l’uomo riverso a terra, in fin di vita. Inutile l’arrivo del Suem 118.

C’è un legame mortale tra lo stato di salute dell’uomo e la somministrazione del vaccino anti-covid? La parola spetta all’indagine della Procura, che prenderà le mosse dall’autopsia e dallo studio della cartella clinica dell’uomo.

Da parte sua, in una nota,l’Usl 3 Serenissima «plaude ad ogni iniziativa di riscontro che permetta di chiarire le cuse del decesso, a cui avrebbe dato corso di propria iniziatuva, come sempre accade nei casi che possano richiedere accertamenti chiarificatori».

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