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Campi “cancellati” dal fotovoltaico nel Veneziano. In 20 mila schierati a fianco di Coldiretti

Petizione alla Regione, aderiscono anche diversi sindaci. «Fermiamo la corsa ad accaparrarsi terreni per gli impianti»

VENEZIA. Prosegue l’offensiva contro il fotovoltaico a terra. In provincia di Venezia la petizione promossa da Coldiretti ha già raggiunto le 20 mila adesioni. Tra queste, anche quelle dei sindaci di San Donà, Cavallino Treporti, Martellago, Santa Maria di Sala e Spinea. Per il Comune di Venezia ha firmato l’assessore Renato Boraso, cui si è aggiunta la consigliera regionale del Pd Francesca Zottis e molti altri amministratori stanno aderendo ora dopo ora.

Il no alla trasformazione di campi per l’agricoltura in basamenti per impianti fotovoltaici si fa sempre più imponente anche nel Veneziano, dove gli agricoltori sono assediati da settimane da intermediari e società che cercano di convincerli ad abbandonare le produzioni per intascarsi un reddito certo con la locazione dei terreni.

IL PUNTO

La protesta è pronta con la mobilitazione generale di abitanti e produttori ad arrivare a Palazzo Ferro Fini, sede del consiglio regionale, dove sarà consegnata la petizione ribattezzata “No fotovoltaico su suolo agricolo”, promossa dal comitato civico delle mamme, nonché organizzata sia online che su tutto il territorio regionale. I cittadini si sono schierati con gli agricoltori nella battaglia di buon senso, puntando a uno strumento legislativo che fermi la corsa all’accaparramento dei terreni agricoli per la “coltivazione” di pannelli solari. E Coldiretti è ovviamente in prima fila.

L’ASSALTO

Evidentemente le società che producono e installano pannelli e impianti fotovoltaici hanno capito che corrono il rischio, in Veneto, di ritrovarsi di fronte a una moratoria imposta dalla Regione. Perciò stanno contattando in ogni modo gli agricoltori per convincerli che il loro comparto produttivo non avrebbe alcun futuro, da qui l’offerta di affittare i campi per dare spazio al fotovoltaico.

Richieste pressanti, dall’Italia e anche dall’estero, come ad esempio dalla Francia. Per molti una situazione che è divenuta un autentico tormento, tanto che numerose sono le segnalazioni fatte a Coldiretti e ad altre associazioni di categoria. Un problema che sta riguardando produttori sparsi in tutta la provincia veneziana e la regione. Investitori che propongono locazioni dai 3 anni in su, anche a prezzo molto favorevoli. Ma il rischio è di perdere di produzioni tipiche come quella del radicchio nell’entroterra veneziano o dell’insalata a Cavallino-Treporti, settori molto colpiti dalla pandemia per la chiusura dei ristoranti.

LA RABBIA

«Tutti coloro che hanno formalmente aderito alle dimostranze degli imprenditori agricoli», ribadisce la Coldiretti, in prima linea nella battaglia per il mantenimento dei terreni agricoli alla loro destinazione naturale, «dimostrano di sostenere la richiesta di approvazione di un testo di legge che individua le zone idonee agli impianti: cave dismesse, aree marginali, tetti di capannoni industriali abbandonati. Se si mettessero i pannelli fotovoltaici sul 20 per cento dei tetti e delle aree di pertinenza degli 11 mila capannoni non utilizzati in Veneto, e si coprisse il 20 per cento dei circa 10 mila ettari di aree a destinazione urbanistica non agricola, si produrrebbe una quantità di energia da fonti rinnovabili superiore di cinque volte rispetto a quella che si fa oggi con gli impianti presenti su suolo agricolo”.

“E allora, perché continuare a sacrificare campi coltivati quando ci sono soluzioni alternative? Tutto ciò senza contare il potenziale energetico che potrebbe svilupparsi con l’utilizzo delle cave dismesse, che solo nel bacino del Piave ammontano a 500 ettari. Sarebbe interessante stimare quanta energia deriverebbe dalla copertura dei tetti degli edifici pubblici. La campagna veneta sta vivendo un vero e proprio assalto da parte di società, anche straniere. Per fermare lo scempio ambientale occorre accelerare sul progetto di Legge 41 fermo nelle commissioni consiliari». 

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