Soffre anche chi può lavorare «Meno viavai, incassi in calo»

SAN DONÀ

Ai negozianti dei centri commerciali che hanno abbassato le saracinesche dei loro negozi non è giunta solo la solidarietà dei clienti. Vicinanza e condivisione della protesta è stata espressa dai titolari delle altre attività, quelle che i vari Dpcm hanno riconosciuto come servizi essenziali, consentendo loro di rimanere aperte all’interno dei centri commerciali anche nei weekend. È il caso dei supermercati, ma anche delle edicole, delle parafarmacie e dei servizi alla persona.


La serrata di gran parte delle attività nei weekend significa, per chi resta aperto, anche un evidente calo di fatturato. «Come edicola siamo rimasti aperti», spiega Laura Rossetto che gestisce la rivendita di giornali all’interno del Centro Piave di San Donà, «Oltre a noi, solo pochi altri possono farlo, come il supermercato oppure il negozio di prodotti per animali. Tutti gli altri, e sono la maggior parte, debbono restare chiusi». Con un conseguente calo notevole delle presenze.

«Adesso chi viene al centro commerciale il sabato o la domenica, lo fa per fare un giro molto breve, per lo più solo per la spesa. Rispetto a quando tutte le attività erano aperte, nei weekend abbiamo assistito a un calo delle presenze e del lavoro. Le persone vengono a fare un giro al centro commerciale perché possono trovare vari negozi di tutte le tipologie merceologiche, non solo il supermercato. Il fatto che, oltre a fare la spesa, si possa trovare anche il negozio di abbigliamento oppure quello di giocattoli, è un’attrattiva in più per la clientela». Laura Rossetto è presente con la sua edicola al Centro Piave dal 2010. E un centro commerciale così vuoto nei weekend non lo ha mai visto. «La speranza è che possano riaprire presto tutti», conclude, «Fa un po’ tristezza vedere tutto chiuso e le serrande abbassate». —

G. MO.

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