Si schianta in moto, 37enne di San Donà muore dopo due giorni

Andrea Montagner, 37 anni, sabato aveva perso il controllo della sua Triumph. Lavorava alla Lafert, ha donato gli organi

SAN DONA’ Quando sabato è arrivato con l’elicottero all'ospedale di Udine, i medici avevano detto a Paola e Berto Montagner, che la vita del figlio Andrea, 37 anni, era una fiamma che si stava spegnendo e le speranze che ce la facesse erano ridotte al lumicino a causa del forte colpo alla testa preso durante l’incidente in moto a Castaldia. Ieri anche quel barlume di speranza, si è spento.

Andrea è stato dichiarato morto, ma i medici si sono preparati per l’espianto di tutti gli organi in buono stato.

Nel pomeriggio, le campane della chiesa di Sant’Andrea di Barbarana, hanno risuonato a lutto e il parroco ha riunito i fedeli, per recitare l’Ave Maria, si richiesta dei genitori.

La notizia ha subito fatto il giro del paese, degli amici, delle tante persone che gli volevano bene e ha raggiunto anche l'azienda dove lavorava, la Lafert spa di San Donà di Piave. «L’unica consolazione è che grazie a mio figlio qualcuno potrà vivere» le parole del papà, Berto, in lacrime.

L’incidente sabato, attorno all’ora di pranzo. Dopo un inverno di limitazioni, finalmente la tanto attesa gita fuori porta sulla sua moto, con gli amici, direzione Piancavallo. Al ritorno, lungo la strada che collega Aviano e Piancavallo, all’altezza della galleria paramassi in località Castaldia, è uscito di strada perdendo il controllo della moto.

È stato portato in ospedale a Udine con l’elisoccorso, ma le sue condizioni erano molto gravi.

Il motociclista stava scendendo da Piancavallo in direzione Aviano insieme ad altri due centauri, in sella alla sua Triumph. Il gruppo ha imboccato la galleria paramassi quando il 37enne ha perso il controllo del mezzo, uscendo autonomamente di strada e urtando uno dei piloni in cemento che costeggiano la galleria.

La sua vita era la moto. Poi c’erano gli amici e le gite. Specializzato in elettromeccanica, lavorava alla Lafert di San Donà di Piave. «Quella di sabato» racconta il padre mandando giù a fatica i singhiozzi «era la sua prima uscita dopo il lockdown, l’impossibilità di muoversi che gli era un sacco pesata. Lo avevo visto venerdì, era venuto a mangiare, ci aveva mostrato la moto, era felicissimo di andare a fare un giro, non stava nella pelle da quanto era contento. Quando è successo l’incidente stava tornando, perché in alto avevano trovato freddo e avevano deciso di rientrare».

Andrea conosceva tutto delle moto: ogni meccanismo, ogni pezzo, ogni modello e ogni segreto. Per lavoro e per hobby. «Lavoro e moto, la sua grande passione. Sin da ragazzino ha sempre avuto motorini, scooter, poi le moto. L’ultima, quella con cui ha avuto l’incidente, l’aveva presa circa un anno fa e ne andava fierissimo».

Aggiunge: «Con quella, purtroppo, ha trovato la morte. È stata sfortuna, lui andava piano, non era spericolato e non correva nemmeno sabato. Ma è scivolato e la sua sfortuna è stata proprio urtare quel pilone in cemento con la testa».

Il padre non trattiene le lacrime. «Era allegro, sempre sereno, ma soprattutto era un ragazzo dal cuore buono, che faceva sempre regali a tutti, aperto, generoso».

La famiglia ha autorizzato l’espianto degli organi. «Era sano, aveva un fisico perfetto e non aveva patologie, pertanto tutti gli organi in buono stato, verranno donati: il cuore, le cornee, il fegato, quelli che decideranno i medici. L’unica consolazione di questa disgrazia enorme, è che grazie a lui, qualcuno riuscirà a vivere, è la sola che ci rimane». —

Marta Artico

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