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Vaccini in farmacia, nel Veneziano aderisce una su due

In centro storico il problema principale riguarda gli spazi. «Pronti da metà maggio, poi a giugno andremo a regime»

MESTRE. Ora è ufficiale. È stato firmato ieri il protocollo d’intesa con la Regione, che autorizza le vaccinazioni contro il Covid nelle farmacie. Adesso si attende il resto: i vaccini, l’organizzazione, gli spazi. Anche perché, aspetto non secondario, i farmacisti sono autorizzati a somministrare esclusivamente dosi Johnson & Johnson (d’elezione per il servizio) e AstraZeneca, dalla più facile conservazione. Vale a dire i vaccini che, per il momento, sono autorizzati per i soli ultrasessantenni, platea largamente coperta con le vaccinazioni di Usl e medici di famiglia.

E allora non è escluso che saranno diverse le farmacie a sfilarsi dall’accordo, non ritenendo conveniente mettere in piedi un’organizzazione “monstre” per una platea tanto ridotta.

«Da parte nostra c’è la disponibilità. È comunque un servizio in più, che potrebbe aprire alle vaccinazioni in farmacia in futuro, superato il Covid», spiega Franco Muschietti, presidente di FarmacieUnite. In Veneto la preadesione è arrivata da circa il 60% delle strutture, «ma la percentuale è destinata a scendere al 40-50%, per ragioni organizzative», prosegue Muschietti.

«Inizieremo progressivamente e non prima di metà maggio, entrando a regime da giugno – luglio. Le prenotazioni saranno attraverso il portale unico della regione».

Nel Veneziano, le iniezioni saranno all’interno di circa 150 sulle 275 farmacie presenti nella provincia, con qualche problema in più nel centro storico, dove gli ambienti sono piuttosto piccoli. «Infatti l’intenzione è quella di raccogliere il personale di più farmacie, per vaccinazioni in spazi esterni forniti da comune e associazioni», spiega Muschietti. L’alternativa è costituita dai gazebo all’esterno delle strutture, come per i tamponi.

L’accordo con la regione vede nero su bianco ogni aspetto. Da quello economico – 10. 50 euro a iniezione più 200 euro al raggiungimento delle 200 punture – a quelli relativi alla sicurezza. «Ci sarà una prima fase di accoglienza, poi l’anamnesi, la vaccinazione e l’osservazione per 15-20 minuti», prosegue Muschietti. «Come previsto dal protocollo nazionale, avremo a disposizione l’adrenalina e il cortisone per eventuali choc anafilattici, oltre al pallone ambu con le mascherine per l’ossigenazione».

Storcono il naso i medici di famiglia. «Ma solo per una questione di competenze professionali. È come se io fossi chiamato a sostituire un generale di corpo d’armata», sostiene, sarcastico, Lamberto Pressato, segretario di Snami, chiarendo: «Io continuerò a vaccinare. Ma il tema riguarda la salute del cittadino, non è una difesa di campo. Il farmacista deve fare l’anamnesi, un procedimento estremamente delicato di competenza medica. O vogliamo parlare di medicina amministrativa, fatta sulla base di codici di esenzione?».

In fase di anamnesi, è dunque il medico a decidere quale vaccino sia più indicato per il singolo, a seconda di età e patologie. «Tra gli anziani, io prescrivo il vaccino a mRna in quasi il 40% dei casi», conclude Pressato. Risponde Muschietti: «Il foglio dell’anamnesi è preconfezionato dal Ministero, è sufficiente indicare “Sì” o “No” alle varie voci delle patologie. Agiamo in massima sicurezza e dispiace che i medici abbiano sollevato questa polemica. Vaccineremo a partire da un protocollo quadro nazionale. Non vogliamo portare via il lavoro a nessuno; se hanno qualcosa da recriminare, dovrebbero parlarne con la Regione». —


 

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