Porto e crociere, la protesta dei lavoratori: «Venezia in mutande, vogliamo ripartire»

Un centinaio di persone senza occupazione, appello al prefetto. La prima grande nave in partenza il 5 giugno: «Briciole» 

VENEZIA. L’ultima grande nave che hanno visto è stata il 5 gennaio 2020, poi il nulla. Per quindici mesi i lavoratori del Porto hanno atteso che il Governo prendesse la situazione in mano, ma non è successo nulla. La decisione di indire una gara per individuare un progetto definitivo, già approvata in Senato e ora in discussione alla Camera, non cambia infatti la loro situazione attuale, né dà risposte per il futuro.

Per questo lunedì alle 10.30 i lavoratori del Porto si sono trovati in campo Santo Stefano per sventolare decine e decine di mutande, come simbolo della condizione in cui si sentono. Lo scopo è che una delegazione sia ricevuta dal prefetto Vittorio Zappalorto affinché si faccia portavoce a Roma dei lavoratori.

«Quello che ci preoccupa di più è il silenzio e che non sia scritto nero su bianco che la grandi navi passeranno per il Canale della Giudecca fino a quando non saranno pronte le banchine a Marghera e non verrà realizzato il progetto della gara internazionale» spiega Antonio Velleca, vice presidente della Cooperativa Trasbagagli Venezia. 

«Il presidente Vladimiro Tommasini sta scrivendo una memoria, come richiesto dalla Commissione Trasporti della Camera, sulla nostra situazione che invieremo al prefetto. Ricordiamo che noi abbiamo vinto un bando indetto da Venice Terminal Passeggeri per occuparci fino al 2024 di trasporto e, di conseguenza, abbiamo investito tanti soldi per macchinari di ultima generazione e attrezzature. Senza contare le storie di vita delle persone che lavorano con noi, da un anno e mezzo in cassa integrazione, e gli stagionali che non hanno più la disoccupazione. Ci devono dare delle risposte perché sono in ballo delle vite».

Il personale dipendente della Cooperativa è di 37 persone alle quali si aggiungono anche gli stagionali, arrivando a un centinaio di persone. Velleca ricorda che ci sono inoltre a casa hostess e steward, guardie giurate, autisti, guide turistiche e personale della Marittima, ma dalle grandi navi dipendono anche molti voli di compagnie aeree e agenzie di viaggio, insomma i cosiddetti lavoratori indiretti.

La prima grande nave dovrebbe partire il prossimo 5 giugno, giorno della manifestazione dei No grandi navi, e in programma ce ne sono un’altra decina. Briciole per i lavoratori se confrontate con le 550 toccate del 2019. «Capiamo benissimo il problema, ma ci devono assicurare lavoro per questa stagione» prosegue Velleca «Il Governo si impegni ad aiutarci nella fase di transizione o accompagnando le persone verso la pensione o trovando un’altra occupazione in attesa che sia realizzato il progetto della gara».

Per Velleca mentre tutti gli altri settori sanno che, prima o poi, le loro attività riprenderanno, per i lavoratori del Porto presente e futuro sono sempre più incerti. «Siamo trattati come quelli cattivi» conclude «Chiediamo solo di lavorare». —

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