Bambini allontanati dalle loro famiglie nel Veneziano. «Manca il sostegno alla genitorialità»

Il racconto di cinque avvocati e altrettanti casi complicati: «I Servizi sociali vanno rafforzati per aiutare le coppie»

MESTRE. Storie di bambine e bambini piccolissimi, tolti ai genitori dal Tribunale per i minorenni di Venezia, sulla base delle relazioni dei Servizi sociali del Comune. Servizi ai quali erano stati gli stessi genitori a rivolgersi, per chiedere un aiuto in un momento di difficoltà.

Sono storie dolorose quelle raccontate da cinque avvocati, che si sono riconosciuti nell’interrogazione con la quale il capogruppo di Terra e Acqua Marco Gasparinetti chiede al Comune quanti siano stati negli ultimi 10 anni i bambini per quali i Servizi hanno dichiarato lo stato di abbandono (che apre all’adozione) e per quante famiglie sia stato presentato un piano di accompagnamento alla genitorialità, prima dell’irreparabile. «Non voglio accusare nessuno, ma capire», dice Gasparinetti, «vanno investite più risorse sul sociale».


«L'articolo 1 della legge sull’adozione stabilisce il diritto del minore a vivere nella famiglia d'origine», spiega l’avvocata Laura Centasso, «un momento di difficoltà non dev'essere l’incipit per dichiarare l’adottabilità bambino. Ma non sempre va così. Nel mio caso, una madre con iniziale alcoldipedenza, un padre con passato difficile si rivolgono ai Servizi per essere accompagnati nella crescita del loro bambino. Invece di un sostegno, il bimbo ha 10 mesi quando viene dato a una prima famiglia affidataria e poi a una seconda. I genitori hanno seguito un percorso psicologico, sono stati dichiarati idonei, ma i colloqui settimanali disposti dal Tribunale sono diventati ogni 15 giorni su decisione dei Servizi e interrotti durante il lockdown: come può un bimbo di 2 anni relazionarsi con loro? Il signore ha un lavoro, può mantenere suo figlio. La signora non ha più dipendenze, ma il Servizio ostacola ogni contatto». Racconti drammaticamente simili.

«Il Tribunale può certamente disporre l’allontanamento dalla famiglia, ma come estrema ratio. Prima i Servizi devono mettere in essere tutti gli aiuti per evitarlo», aggiunge l’avvocata Alessandra Tusset, «invece assistiamo ad allontanamenti ripetuti. Sradicamenti». Nel suo caso era stata la nonna a rivolgersi ai Servizi. Dopo una prima assegnazione di madre e bimbo in casa alloggio, il Tribunale ha disposto l’inatteso allontanamento del bimbo, prelevato dall’asilo: «Non è stata presa in considerazione la disponibilità della nonna, né valutato il percorso della madre. I colloqui ridotti, poi sospesi. Da 13 mesi non accade nulla e il bimbo è stato affidato a due diverse famiglie».

«Quando la bambina è stata tolta alla mia cliente, vivevano in casa famiglia e lei la stava ancora allattando: aveva due mesi. Era stata la mamma a chiedere un aiuto ai Servizi», dice l’avvocata Alessandra Zanata, «La Corte di Appello ha accolto il nostro ricorso a dicembre, ordinando che madre e figlia tornino insieme: ma nessuno ha eseguito l’ordine. Ci siamo rivolti al sindaco, all’assessore, al presidente Zaia che ci ha fatto contattare dal garante per i minori, ma siamo ancora fermi. La bimba ha 8 mesi».

«Rappresento una coppia sposata, che ha voluto la figlia: non la famiglia più abbiente del mondo, ma nessuna violenza mai, né dipendenze», ricostruisce l’avvocato Stefano Chiaromanni, «è incredibile il calvario di questa bimba di 4 anni, separata dai genitori quando aveva 5 mesi. Anche per loro tutto è nato da una loro richiesta ai Servizi. In quattro anni né valutazione di capacità genitoriale, né aiuto: è stata dichiarata caduta la podestà e ora aperto l’iter di adozione. Immaginate il dramma».

«I Servizi sociali non vanno demonizzati, ma il potere che hanno è enorme su vita e morte di intere famiglie», conclude l’avvocata Elisabetta Alfonso, «l'inadeguatezza del sistema fa sì che non riescano a farsi carico del sostegno alla genitorialità. Sono lenti: investiti da troppe competenze, senza avere risorse umane, formazione, luoghi adeguati».—

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