Stop al degrado delle aree marine, c’è anche Chioggia

Sei pescherecci locali sono tra i protagonisti del progetto “Ripristino di ambienti marini” promosso da Coldiretti Pesca e Università di Ferrara

CHIOGGIA. Sei pescherecci di Chioggia tra i protagonisti del progetto “Ripristino di ambienti marini incrementandone la biodiversità”, promosso da Coldiretti Impresa Pesca e università di Ferrara. L’obiettivo è ripristinare aree marine degradate a causa dei rifiuti da pesca e non, presenti sui fondali, e ridurre l’impatto delle reti fantasma sulla risorsa ittica. Il progetto è iniziato nel 2020, ma a causa dei rallentamenti dovuti alla pandemia, è stato prorogato e si chiuderà entro l’estate.


L’iniziativa ha coinvolto due cooperative di acquacoltura e mitilicoltura (Villaggio di Pila e Mitilicoltori di Scardovari), una ditta specializzata di sub (Essetre di Vigonza) e sei pescherecci chioggiotti.

«Sappiamo che fare il pescatore è un duro lavoro», spiega Alessandro Faccioli, responsabile di Coldiretti Impresa Pesca Rovigo, «ma nonostante tutto abbiamo chiesto loro di occuparsi anche della raccolta dei rifiuti e la risposta è stata favorevole. La tutela dell’ambiente marino è allo stesso tempo tutela del lavoro e di una tradizione eccellente che dovrà continuare in futuro».

Michele Mistri (Università di Ferrara) che si occupa della parte scientifica del progetto, ha puntualizzato che un quantitativo importante dei rifiuti raccolti proviene dalle attività di pesca, ma il mare Adriatico è anche un ricettore di tantissimi bacini continentali, come Po e Adige, e le mareggiate provocano ingenti danni agli impianti presenti e causano la perdita delle attrezzature da lavoro. «Proprio a fronte di queste riflessioni», spiega Mistri, «abbiamo studiato esperienze pilota per trovare una tecnologia a basso impatto ambientale che permetta un’economia circolare di questi rifiuti consentendo anche il loro riutilizzo». —

e. b. a.
 

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