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Festivi e prefestivi, niente aperture. «Centri commerciali penalizzati»

Protesta per l’esclusione della norma che consentiva di tenere aperto in zona gialla: «Quei giorni rappresentano il 50% del fatturato»

MESTRE. Questione di un comma. La cui assenza rischia di costare milioni di euro a un comparto, quello dei centri commerciali, che da mesi fa i conti con le chiusure imposte nei fine settimana, che da soli valgono circa il 50% delle presenze dei clienti.

Da metà maggio i centri commerciali avrebbero dovuto riaprire il sabato e i festivi nelle zone gialle. Lo prevedeva il comma 1 dell’articolo 8 del Dl Riaperture del Governo Draghi. Ma nel testo definitivo il comma è sparito. E così la serrata nei weekend proseguirà. Anzi, può capitare che i centri commerciali restino chiusi anche di venerdì. Come accadrà oggi all’outlet di Noventa, con i suoi 175 negozi, essendo un venerdì prefestivo.


«Siamo amareggiati nel non poter aprire il centro nei festivi e prefestivi, quando i visitatori hanno più tempo per trascorrere in serenità e sicurezza qualche ora all’aperto», commenta Daniela Bricola, general manager dell’outlet, «nel nostro centro i weekend rappresentano un momento importante in termini di presenza e fatturato e questa decisione va a colpire una realtà già particolarmente afflitta dagli effetti di questa pandemia, anche per la stessa natura del centro che racchiude settori tra i più gravati dall’emergenza, come il commercio retail, la ristorazione, il turismo".

"Abbiamo adottato protocolli di sicurezza molto rigidi e riteniamo che la nostra esperienza di shopping possa essere assimilabile a quella nei centri storici, perché abbiamo strutture all’aperto comparabili, ma in più una regia unica capace di esercitare un maggior controllo all’interno, ad esempio sulle presenze. Non abbiamo mai corso alcun rischio di sovrannumero grazie agli ingressi contingentati, ma anche a una nuova propensione dei visitatori a distribuire le presenze sull’intera settimana».

Situazione analoga negli altri centri commerciali, dal Valencenter di Marcon alla Nave de Vero di Marghera. I consumatori sono disorientati, costretti a districarsi tra una selva di norme e orari diversi. Il sabato e i festivi restano operativi solo i supermercati e determinate tipologie di vendita, come farmacie o servizi alla persona. In tutto meno del 20% delle attività.

«La nostra struttura ha oltre cento negozi», spiega Antonio Impedovo, direttore del centro commerciale Porte di Mestre , «le attività a cui è concessa l’apertura nel weekend sono il 15% dell’intero centro commerciale. L’effettiva risultanza delle chiusure è che perdiamo l’85% delle nostre attività. È un dato che ci limita parecchio. È stato dato l’ok all’apertura di alcune attività, come cinema e teatri, con determinate condizioni, che sono quelle che noi già rispettiamo. È poco comprensibile il perché non possiamo aprire il sabato e la domenica».

Oltre ai mancati guadagni, i centri commerciali sopportano i costi che comporta aprire nei weekend solo per poche attività.

«Ci sono costi, ma è anche un disservizio. Non si capisce il perché di queste scelte», conclude Francesco Giusto», direttore del centro Le Barche nel cuore di Mestre, «una realtà come la nostra ha ingressi e uscite separati, sanificazione ovunque, numeri massimi ammessi nei negozi. Mi sento di dire che un cliente può essere più al sicuro in un cento commerciale che in altre situazioni». —

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