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Un mega deposito a Porto Marghera: Gpl nell’area serbatoi dell’Eni

L’area del Parco Serbatoi Ovest con i due serbatoi a cilindro bianchi per il Gpl

Il progetto già autorizzato da 8 anni è stato presentato alla Camera. Costerà 15 milioni e occuperà 18 lavoratori 

MESTRE. Eni realizzerà un grande deposito di Gpl a Porto Marghera utilizzando due mega serbatoi cilindrici refrigerati, già esistenti, da 25 mila metri cubi ciascuno con un diametro di 35 metri ed un’altezza di 26,5 metri.

Un deposito di gas di petrolio liquefatto e propano con una capacità totale di 50 mila mc, ovvero cinque volte la quantità di Gpl (9 mila mc) del contestato deposito realizzato a Chioggia che non sarà mai utilizzato per effetto del decreto del Governo del 2020 che vieta i pericolosi impianti di stoccaggio di Gpl in aree patrimonio Unesco.


Il progetto di “Conversione a Gpl dell’impianto di stoccaggio refrigerato” che Eni intende realizzare a Porto Marghera nel Parco Serbatoi Ovest – all’interno della macroisola del Nuovo Petrolchimico – è stato messo a punto nel 2012 e l’anno successivo, dopo aver ottenuto il parere positivo della Commissione nazionale per la Valutazione dell’Impatto Ambientale ha avuto il via libera dei ministero competenti.

L'area su cui è previsto il nuovo deposito


Otto anni dopo la Divisione Refining and Marketing di Eni l’ha tirato fuori dal cassetto ed è stato presentato, nei giorni scorsi, dai suoi manager all’audizione alle Commissioni Ambiente e Attività Produttive della Camera dei deputati, nel quadro dei progetti previsti a Porto Marghera nei prossimi anni.

Il deposito di Gpl, il primo del genere che sarà realizzato nella laguna di Venezia, secondo Eni è finalizzato ad «alimentare le richieste locali del mercato per questa tipologia di combustibile e prevede una movimentazione di prodotti stimata su base annua pari a ca 100.000 tonnellate. Per realizzarlo è prevede un investimento di 15 milioni con l’obbiettivo di occupare 18 dipendenti».

L’approvvigionamento di Gpl e propano sarà assicurato da navi gasiere, ed il trasporto avverrà in condizioni di refrigerazione analoghe a quelle di stoccaggio. L’attracco delle navi al Parco Serbatoi Ovest avverrà all’interno della Darsena della Rana, sul canale Ovest, dove sono presenti tre pontili sul lato sud della darsena con banchine edificate su pali in acciaio e con soletta in cemento armato.

Le banchine portuali sono gestite in concessione dalla società Versalis spa, controllata da Eni, che è proprietaria dell’area del Parco Serbatoi Ovest dove sono già presenti delle strutture adibite alla distribuzione dei prodotti chimici stoccati, con autobotti e ferrocisterne, per le quali è previsto lo smantellamento e la sostituzione.

Sono già presenti anche le torce di emergenza alte 50 metri a servizio dei serbatoi refrigerati. I lavori di conversione del deposito non prevedono nuove edificazioni, salvo la realizzazione della nuova pensilina di carico, costituita da quattro “baie” per autobotti e due per ferrocisterne, in sostituzione di precedenti strutture non riutilizzabili, che verranno smantellate.

Per quanto riguarda la sicurezza e la prevenzione di rischi di incendio ed esplosione del Gpl, spiega Eni nel progetto già autorizzato. «è stata eseguita anche in applicazione delle procedure di legge per la prevenzione dei rischi da incidenti rilevanti e le necessarie componenti di sicurezza saranno aggiunte all’impianto esistente».

Nei due serbatoi potranno essere stoccati indifferentemente propano ad una temperatura di -43°C a pressione atmosferica, e Gpl a - 30°C «secondo le necessità di mercato». Complessivamente, Eni prevede una movimentazione totale annua di 100.000 tonnellate di prodotto, di cui 70-80% propano e 20-30% gpl. —

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