«L'orario del mio locale proprio dalle 22 in avanti. Così posso anche scomparire del tutto»

Alex Zorzetto “Amadeus” gestisce a Jesolo il ristopub omonimo «Regole sbagliate, perché nei locali si possono gestire gli afflussi» 

JESOLO. Era il locale della notte, uno dei pochi se non l’unico al lido di Jesolo che alle 22 in punto iniziava a lavorare fino all’alba. Ora il titolare del pub “Amadeus” alle porte di Jesolo, Alex Zorzetto in arte “Alex Dj Amadeus” si sente nuovamente schiacciato dal normative di sicurezza anti contagio e decreti che di fatto lo obbligano a chiudere o aprire un paio d’ore al massimo.

Il coprifuoco coincide con l’ora di apertura del suo locale. Sta per finire un’era, quella dei locali in cui si andava avanti fino all’alba, eredi delle antiche taverne di pescatori, poi riconvertiti nei luoghi culto dei navigatori del mondo della notte quando il turismo è diventato la principale economia del litorale.

E proprio la notte a partire dagli anni ’60-’70 era diventata un settore specifico del turismo, capace oggi di garantire sulla costa veneta volumi nell’ordine dei 50 milioni di euro, 30 discoteche più tutti i discobar, fino a oltre 3 mila addetti. In questi mesi Alex Dj ha dovuto chiudere tutto, abbassare le saracinesche del suo pub, reinventarsi dj sui social con una diretta dal suo profilo Facebook che è stata tra le più seguite in Italia nei fine settimana, con i complimenti sinceri di tanti addetti al lavoro che hanno seguito le sue selezioni musicali votate alla musica tech-house, assieme al suo braccio destro, Riccardo “Ricky” Ferrazzo, altro Dj jesolano oltre che cliente affezionato.


Da quanto tempo il locale è chiuso?

«Dal 23 ottobre non abbiamo più aperto, eccetto per il solo delivery, ma davvero poco perché non è certo facile sviluppare questa opportunità in un locale specificamente notturno come il mio. Mi sono arrivati mille euro di ristori e non è arrivato altro. Ora, con il nuovo decreto per me è finita, se pensiamo che il mio orario è proprio dalle 22, ora del coprifuoco, fino alle 7 del mattino».

Cosa ha potuto fare in questo periodo di lockdown, tra restrizioni legate a zone gialle, arancioni e rosse?

«Ho continuato sempre con la diretta Facebook per il popolo della notte, qualche consegna delivery e poi il nulla assoluto. Non abbiamo scelta, perché questo settore è tra i più penalizzati in assoluto dalle restrizioni e le normative anti contagio con le varie zone colorate. Tutto il mondo della notte, la movida, i Djs, i barman, camerieri e quant’altro sono davvero arrivati all’esasperazione senza conoscere quale potrà essere il nostro futuro alla luce dell’andamento di questa pandemia e comunque aver cambiato le nostre abitudini forse per sempre».

Cosa pensa del nuovo decreto del governo che conferma il coprifuoco alle 22?

«Penso che peggio di così non poteva andare. Io aprirò comunque lunedì dalle 20 alle 22, tanto per esserci. Nel fine settimana arriverò dalle 18 alle 22 tanto per allargare un po’ il tempo di apertura, ma cambierà molto poco».

Quale potrebbe essere un’alternativa?

«Moltissime. Con queste regole non cambia nulla, di notte non ci sono rischi anche perché un pub non è una discoteca, entrano molte meno persone e si possono controllare gli assembramenti. Si poteva tenere aperto comunque, con il rispetto delle distanze, l’uso delle mascherine, la igienizzazione costante dei locali oltre che delle mani. Locali piccoli come il mio, che hanno orari mirati, sono davvero penalizzati. Ci doveva essere una misura diversa, tenere in considerazione determinate realtà. L’orario stabilito, con coprifuoco mantenuto, non sarà la soluzione al rischio dei contagi. E mi dispiace anche per le discoteche che certo hanno numeri enormi e rischi di assembramento assai maggiori di pub e disco pub. Forse ce la faranno quei locali con il giardino estivo». —

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