Spiagge venete, il coprifuoco spegne le prenotazioni

La spiaggia di Jesolo

Immediata la pioggia di disdette. L’ira degli albergatori di Jesolo: «Non si può imporre una vacanza modello militare»

 JESOLO. Le prime telefonate sono arrivate la mattina del 22 aprile  sull'onda di tensioni provocate dalla conferma del “coprifuoco” alle 22 per tutto il mese di luglio. L'effetto di queste restrizioni mantenute nel decreto Draghi si vedrà tra qualche giorno, intorno a lunedì 26. Ma il sentore è che le notizie siano già arrivate in Austria e Germania via etere e si rifletteranno concretamente sulla Pentecoste ora completamente a rischio.

Il presidente di Confturismo Veneto, Marco Michielli, è preoccupato. «Sottoscrivo in pieno quello che ha detto il presidente della Regione Zaia», premette, «perché le restrizioni del nuovo decreto peggiorano addirittura la situazione rispetto all'anno scorso. Di fatto avevamo più contagi e meno restrizioni di oggi. Ora ragioniamo su una Pentecoste ormai persa e l’arrivo di disdette in questi giorni, assieme a una brusca interruzione delle prenotazioni dopo annunci clamorosi come il coprifuoco alle 22».


A Bibione gli albergatori sono in subbuglio. «Non si può imporre una vacanza “modello militare” e alle 22 tutti in branda», dice Silvio Scolaro, presidente degli albergatori di Bibione, «una situazione divenuta insostenibile per il mondo del turismo». In una località come Bibione, stanno arrivando disdette e cancellazioni delle prenotazioni effettuate: il 50 per cento sono tedeschi, che chiedono soprattutto informazioni. L’altra metà italiani che non ci pensano due volte e cancellano tutto.

«Il coprifuoco può andare bene in aprile», prosegue Scolaro, «ma in giugno che c’è luce fino alle 21 non è tollerabile. Perché tutte queste restrizioni? È in atto un “terrorismo” anche mediatico che fa solo danni alle nostre imprese. Spero ci sia una profonda riflessione in merito: qui c’è in ballo un’intera filiera. Non possono solo remarci contro».

Lo spettro del coprifuoco previsto dal Dpcm fino alla fine di luglio manda su tutte le furie il mondo dell’economia turistica. Il sindaco di San Michele al Tagliamento /Bibione, Pasqualino Codognotto, presidente dei sindaci della costa e coordinatore del G20 delle spiagge italiane, sentite ancora dal ministro Garavaglia, ribadisce la linea: «Continueremo a farci sentire in tutte le sedi, qui ci sono in ballo l’economia dei nostri territori balneari e l’occupazione. Non ci fermeremo, ma saremo attivi a sostegno di imprese e lavoratori».

Prudente il presidente dell’Aja, Alberto Maschio: «Il tasso di cancellazione non è aumentato. Se però guardiamo ai periodi, è concentrato nei mesi di maggio-giugno, vale a dire l'inizio stagione che è al momento ancora pieno di incognite. Vedremo i risultati all'inizio della prossima settimana».

Ma a Jesolo, il sindaco, Valerio Zoggia, sta rimettendo in discussione tutto l'impianto della stagione. La zona pedonale più lunga d'Europa al lido doveva iniziare ai primi di giugno, ma non avrebbe senso con il tutti a casa alle 22. Poi le terrazze esterne e plateatici che iniziano ad avere poco senso. Ci sono manifestazioni ed eventi a rischio nell'abbrivio di stagione. E gli operatori vagano nel buio normativo. Luigi Serafin, ristoratore all’Inferno in Pineta e al Granso da Gigi, vicino a piazza Mazzini, lancia l’allarme: «Non ci capiamo davvero più nulla. Se una sera dovesse piovere cosa faremmo dei clienti sulle terrazze esterne?». —

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