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Amianto, risarcimento record per un portuale morto nel 2011

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Risarcimento da 853 mila euro per moglie e figli di un lavoratore portuale deceduto nel 2011 a causa di una malattia professionale per la lunga esposizione alle fibre cancerogene dell’amianto. I familiari del lavoratore erano rappresentati e difesi dagli avvocati Luca Graldi e Aldo Campesan che hanno contestato l’insorgenza della malattia professionale che ha portato alla morte il lavoratore mentre svolgeva le mansioni a lui assegnate nelle strutture portuali.

I legali chiedevano la condanna dell’Autorità di Sistema Portuale per il Mare Adriatico Settentrionale al risarcimento integrale in favore dei prossimi congiunti ed eredi ricorrenti, del danno non patrimoniale. L’Ente portuale, a sua volta, si è costituito, con il patrocinio di Avvocatura Distrettuale dello Stato di Venezia, contestando in fatto e in diritto le pretese dei ricorrenti.

In giudizio si sono costituiti, dopo la prima udienza, anche i nipoti del lavoratore deceduto, sostenendo le ragioni dei ricorrenti e formulando espressa riserva di agire con separato giudizio contro l’Ente per il risarcimento del danno non patrimoniale sofferto “iure” proprio per perdita del rapporto parentale con il nonno.

Ma, visto l’esito del la consulenza del medico legale sfavorevole all’Ente, al fine di evitare i costi e i tempi del giudizio connesso alla domanda avanzata, le parti, assistite dai rispettivi legali, hanno deciso di conciliare la controversia insorta davanti al giudice del lavoro Barbara Bortot del Tribunale di Venezia. Il risarcimento pattuito, pari a 853.900 euro è di poco inferiore a quello di 880 mila euro concesso nel 2019 ai familiari di un altro portuale morto per la lunga esposizione all’amianto – utilizzato a lungo, fino alla messa al bando, per coibentare da rumore e calore vagoni ferroviari e capannoni industriali. —

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