A Venezia le riaperture dividono  la categoria: «Sette locali su dieci senza posti all’aperto»

Franceschi (Confesercenti): «Non siamo d’accordo con la scelta del governo». Zanon (Confcommercio): «Almeno cosi inizia chi può e poi avanti tutti gli altri»

VENEZIA. Il 26 aprile potranno riaprire i ristoranti che hanno un plateatico, ma l’indicazione data l’altro ieri dal governo non piace a tutti. Anche tra categorie i punti di vista sono differenti, con tutte le motivazioni del caso. In provincia di Venezia si stima che circa il 70 per cento dei locali non goda di tavolini all’aperto tra chi non ci ha mai pensato e chi non può, dati gli spazi esterni per la presenza magari di strade, marciapiedi e mancanza di metratura.

Maurizio Franceschi, dalla Confesercenti Metropolitana è molto critico sulle indicazioni date dal premier Draghi. 

«Non va bene questa decisione presa dal governo, poiché va a discriminare quelle attività senza plateatico», afferma. «C’era già un protocollo che prevedeva le misure in zona gialla, ed era stato approvato dal Cts e dalle regioni. Aveva funzionato. Sarebbe bastato applicarlo nuovamente senza ulteriori sconvolgimenti. Altrimenti questi imprenditori, che sono già alla canna del gas, verranno messi del tutto in ginocchio".

"Al di là della discriminazione, penso ai tanti ristorantini di Venezia senza campi e fondamenta utilizzabili. Abbiamo già chiesto a livello nazionale di cambiare questa scelta del governo. Il provvedimento ristori? Vedremo cosa accadrà nello scostamento di bilancio, le risorse non possono essere comunque date a tutti a pioggia. Vanno individuate le categorie che hanno realmente sofferto più di altre, e la ristorazione è tra queste. I Comuni invece ci hanno sempre aiutati, già con le prime restrizioni quasi tutti avevano concesso plateatici a chi poteva averli».

Massimo Zanon di Confcommercio invece elogia l’operato del governo. «La nostra categoria ha sempre fatto un ragionamento chiaro, fin dall’inizio di questa vicenda: dove è possibile fare concessioni che si facciano. Quindi dare aiuto a chi può e poi avanti con tutti gli altri. Chi ha il plateatico è giusto che riapra subito, e almeno non tutti gli operatori rimarranno nella disperazione attuale. Non è una questione di favoritismo, perché almeno una parte di addetti potrà uscire dalla cassa integrazione e prendere uno stipendio dignitoso".

"Chi non potrà aprire subito dovrà a quel punto essere aiutato maggiormente dal decreto ristori. Vedremo cosa succederà, magari da qui al 26 aprile ci saranno altre modifiche. La fase più acuta della pandemia crediamo sia forse passata, ma se non decollerà la vaccinazione, tra dieci anni saremo ancora a questo punto. Piuttosto, che qualcuno ci spieghi perché sono riamasti aperti gli autogrill. Che differenza c’è tra quelli e un bar o un ristorante?».

Un altro punto di vista è quello di Emiliano Biraku, che a Venezia gestisce tre ristoranti con plateatico. «Apprezziamo il fatto che il governo ci faccia lavorare da subito, ma penso a chi non ha i tavolini all’esterno. Io sono fortunato, ma si deve dare a tutti opportunità di lavorare. È una ingiustizia la decisione presa, perché si creano in questo modo nuove forme di disuguaglianza all’interno della nostra stessa categoria. Pensiamo al tipico bacaro veneziano e alla specificità del centro storico. Non vorrei mai che questa scelta del governo possa portare a una spaccatura all’interno del nostro mondo della ristorazione. È logico immaginare la rabbia di chi non potrà aprire il 26 aprile perché non ha neppure un tavolino da poter utilizzare all’aperto». —


 

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