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Mose, a Treporti emergenza sabbia e corrosione: sub della Finanza in azione

Si indaga sulla protezione catodica e sul degrado dei materiali mentre sono state nuovamente sollevate tutte le 78 paratoie in forma di test



Barriera di Treporti sotto la lente. Dei tecnici e della Guardia di Finanza, che vuol vedere se ci siano stati ritardi e colpe sulla corrosione del Mose e sulla mancata manutenzione dell’opera. Sollevamento delle 78 barriere mobili ieri mattina alle tre bocche di porto. Un «test» visto quest’inverno almeno venti volte in presenza di acqua alta. Le prove dovevano essere sospese fino a settembre, per consentire un’accelerazione ai lavori di costruzione degli impianti. Invece ieri è stato annunciato il nuovo test. Dalle 9 alle 12 sono state sollevate le barriere di Lido Sud, Malamocco e Chioggia. Quella di Treporti è invece stata abbassata verso le 15. Il motivo, l’ispezione chiesta dai sub della Guardia di Finanza, nell’ambito dell’indagine avviata dalla Corte dei Conti.


Sollevamenti effettuati dalle squadre di Comar e del Consorzio Venezia Nuova, coordinate dall’ingegnere Francesco Ossola, ex amministratore del Consorzio oggi consulente della commissaria Elisabetta Spitz.

Treporti, dunque. La presenza di sabbia nelle paratoie verso Punta Sabbioni è stata confermata. I sedimenti si accumulano, e il rimedio ancora non è operativo. Era successo anche il giorno dell’inaugurazione con l’ex premier Giuseppe Conte. Le paratoie si alzano regolarmente, poi non tornano sul fondale nei loro alloggiamenti, per la presenza in quantità di sabbia e detriti.

Ma il punto più delicato è quello della corrosione. Segni evidenti di degrado dei materiali delle cerniere, dei tubi, ruggine sulle paratoie, situazione drammatica sui tensionatori (elemento maschio delle cerniere) e sugli elementi femmina, incardinati sui cassoni in calcestruzzo sul fondo. Difficile che ieri i finanzieri abbiano potuto documentare completamente lo stato della corrosione. Ma si saranno fatti un’idea della quantità delle incrostazioni. Adesso con ogni probabilità chiederanno al Consorzio e alla commissaria un rapporto scritto sulle ultime ispezioni effettuate. E sopratutto sulla situazione della protezione catodica. Se gli anodi di zinco si sono consumati oltre la soglia già nota due anni fa significa che altre parti della struttura sono a rischio. Secondo i rilievi degli esperti Susanna Ramundo e Gian Mario Paolucci la protezione si era già consumata per il 50 per cento nel 2019. «Un fenomeno importante, che non si ferma», avevano avvisato. Ma non era successo nulla. E un mese fa si sono dimessi entrambi per protesta. Oltre agli anodi occorrerà ispezionare per bene da dentro i cassoni l’elemento femmina. E lo stato dell’arte dovrà essere certificato da ingegneri esperti in corrosione, con il certificato Nace. «Non bastano i pareri generici, ci vuole personale qualificato», dice un tecnico.

Sopra il livello dell’acqua di tutto questo ieri non c’era percezione. La prova “meccanica, cioè il sollevamento delle paratoie riempite di aria compressa, è andata bene. Ma sott’acqua la situazione è ben diversa. —

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