«Io, positivo al Covid per 46 lunghi giorni pensavo sempre alla mia famiglia»

Da Bibione la testimonianza di Giuseppe Morsanuto, 53 anni, presidente dell’Ascom: il ricovero e poi l’isolamento: «Il telefonino mi ha salvato»

BIBIONE. Se l’è vista brutta ma alla fine ce l’ha fatta e dopo 46 giorni, lunghissimi, è tornato negativo. In mezzo 25 giorni di ricovero ospedaliero. È la storia di Giuseppe Morsanuto, di 53 anni, presidente dell’Ascom di Bibione, già vicesindaco nel 2008 e assessore a San Michele, padre di due figli.

L’incubo è cominciato a marzo quando in attesa dell’esito del tampone finì in isolamento. In quel periodo a San Michele si era formato il primo focolaio della terza ondata. Con tre vittime e l’isolamento di decine di persone, tra cui il sindaco Pasqualino Codognotto e il vicesindaco Gianni Carrer.

«Il momento esatto in cui mi sono reso conto che qualcosa non quadrava per il verso giusto», racconta Giuseppe Morsanuto, «è stato quando a un certo punto, dopo l’esito positivo al tampone e già ridotto in isolamento a casa, mi sono mancate completamente le forze. Lì ho percepito la paura e sono andato in crisi. Trattenevo il respiro, perché non ce la facevo. Ho dovuto chiamare un’ambulanza e da lì la mia convivenza con il Covid19 è cambiata».

Morsanuto sostiene di avere sempre avuto un atteggiamento responsabile e di non avere mai disatteso tutti i protocolli previsti per evitare il contagio, come il distanziamento e il lavaggio delle mani. Com’è andato il ricovero a Jesolo?

«I medici», continua, «mi hanno fatto capire che molto dipendeva da me. Nella mia stanza in isolamento il tempo non passava mai. Mi sentivo debole. Mi sono fatto coraggio e ho cominciato a scrivere a qualche amico. Il telefonino è stata un’arma che mi ha fatto stare meglio».

C’è stato un momento davvero critico durante la degenza a Jesolo? «Non ho rischiato di finire in terapia intensiva, ma proprio in quel momento sapevo che nel nosocomio jesolano stavano morendo delle persone. È stata, questa, una molla per reagire».

A ridosso della Pasqua il momento certamente più duro: «Era trascorso un mese esatto da quando non vedevo i miei cari, in particolare mia moglie e i miei figli. Al di là degli abbracci, che recupereremo strada facendo, lì è stato molto difficile». Alcuni dei post di Giuseppe Morsanuto sono stati intrisi di emozione e ancor prima di dolore per il distacco dai propri familiari. E più faceva progressi nelle terapie più avvertiva la forza del distacco, proprio perché si avvicinava a grandi passi la strada per il ritorno a casa ma, in quell’abitazione, Morsanuto ancora non poteva tornare. Molto commovente è stata la lettera che Morsanuto ha scritto il 19 marzo scorso, durante il ricovero. Per la Festa del Papà lui era costretto all’isolamento all’ospedale di Jesolo.

In quella giornata il presidente dell’Ascom di Bibione ha scritto: «Non potrò festeggiare con la mia famiglia ma questo mi farà desiderare ancora di più il momento che potrò abbracciarli nuovamente. Da figlio prima e da padre poi spero di aver trasmesso quei valori di onestà e lealtà che mi sono stati insegnati da mio padre. La festa del Papà è un giorno particolare. Io, per la mia esperienza, penso ad una cosa. Il mio Papà mi ha fatto da guida per molti anni. Ora, che lo sono da oltre 17 anni posso dire che è un incarico “divino” Noi Papà non abbiamo bisogno di un “auguri” una volta all’anno ma di un abbraccio quando volete voi, che siete la vita nostra. Ciao Papà, mi manchi. Cari figli manca poco, torneremo ad abbracciarci, grazie di esistere. Papà vostro». —


 

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