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I sanitari “no vax” veneziani ci ripensano. In duecento fanno il vaccino

La situazione all’Usl 3: un migliaio di operatori, pari al 15% numero totale, aveva rifiutato la profilassi. Dopo la verifica, i dipendenti avranno cinque giorni per mettersi in regola

MESTRE. Molti operatori sanitari che avevano rifiutato il vaccino stanno facendo dietrofront. Dopo la trasmissione degli elenchi con i nominativi alla regione, sono già 200 i dipendenti dell’Usl 3 ad avere iniziato la profilassi contro il Covid, nonostante i rifiuti esternati nei mesi scorsi.

«Ma si tratta di tanti neoassunti», precisa Luca Sbrogiò, direttore della Prevenzione, parlando delle vaccinazioni avvenute a Dolo. Del resto, il Presidente del consiglio Mario Draghi è stato perentorio: in assenza di motivazioni valide alla base del rifiuto della dose, per i sanitari scatterà il demansionamento o persino la sospensione, senza stipendio, fino al 31 dicembre.

Per questo la direzione dell’azienda sanitaria ha trasmesso alla regione i nominativi di tutti i sanitari, vaccinati e non, per eseguire i controlli incrociati. Ad avere rifiutato la profilassi sono un migliaio, poco più del 15%. «Ma ci sono centinaia di operatori che, in passato positivi, non hanno potuto vaccinarsi e altri per i quali la profilassi è sconsigliata, perché in gravidanza, allattamento o sotto specifiche terapie», spiega il direttore generale, Edgardo Contato.

«Poi ci sarà sicuramente una percentuale molto ridotta di persone che hanno rifiutato la vaccinazione. Quando la regione ci restituirà l’elenco dei sanitari che sono state vaccinati, verificheremo chi ha rifiutato la dose senza motivazioni valide. A quel punto l’operatore avrà a disposizione cinque giorni per dimostrare di essere stato vaccinato, prenotare la seduta o spiegare il rifiuto».

«I sanitari che decidono deliberatamente di non vaccinarsi a mio avviso non si comportano in una maniera eticamente corretta», il giudizio di Contato. «Chi lavora nella sanità ha fatto una scelta professionale che consiste nel prendersi cura delle persone e non è ammissibile l’essere un eventuale veicolo di trasmissione di una malattia. Posso accettare le perplessità, ma chi decide di prendersi cura degli altri non può essere un danno per, appunto, gli altri» . —

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