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Grandi navi, tornano le Msc In Marittima e a Marghera

Annuncio di Zaia. Il vicesindaco Tomaello: «Finché non sono pronte le alternative si passa per San Marco». La battaglia dei comitati e il progetto Venis Cruise

VENEZIA. Due navi Msc torneranno a far scalo a Venezia durante l’estate. Lo annuncia il governatore Luca Zaia. «È un bel segnale di ripresa», dice, «finché non saremo pronti con la nuova viabilità per Marghera si continuerà con la viabilità ordinaria. Ma il cambio è imminente».

Novità operativa nel bel mezzo del dibattito sulle alternative alle grandi navi a San Marco. Il Senato si appresta ad approvare il decreto del governo numero 45, che prevede a lungo termine il nuovo terminal “fuori dalla laguna” e intanto soluzioni provvisorie a Marghera. Se torneranno i giganti del mare, dove ormeggeranno quest’estate? «Finché non è pronta Marghera continueranno ad andare in Marittima», dice il vicesindaco Andrea Tomaello, «bene questo annuncio di Zaia. Non tornerà qui il traffico di due anni fa. Ma almeno le poche navi che girano per l’Italia ci auguriamo facciano scalo a Venezia. È un bel segnale».

Quanto alle alternative, Tomaello annuncia che i parlamentari leghisti sono al lavoro per modificare il decreto del governo Draghi. «Nelle alternative del concorso internazionale di idee», dice, «dovranno essere compresi anche gli scali di Marghera. Dentro la laguna».

E la battaglia si riapre. Comitati e ambientalisti sostengono che le navi devono andare fuori dalla laguna. Lo ha detto chiaro alla commissione Ambiente del Senato anche l’ingegnere idraulico Luigi D’Alpaos. I danni ai fondali, l’inquinamento. Ma soprattutto l’incompatibilità con il Mose, che se sarà finito e funzionerà, dovrà alzarsi sempre più spesso per l’aumento delle acque alte. Quella di Marghera resta dunque una soluzione “provvisoria”. Perché in attesa del grande terminal in mare certo non si potrà cancellare d’un tratto l’attività del porto. «Non scherziamo», dice Andrea Ferrazzi, senatore veneziano del Pd. Che ha presentato una serie di emendamenti al testo firmato dal ministro Giovannini. Bene i terminal in mare, dice. Ma le opere dovranno essere sperimentali e reversibili, come prescrive la Legge Speciale. Le navi ammesse a passare davanti a San Marco dovranno essere inferiori alle 40 mila tonnellate, ma anche «classe Venezia», cioè sicure e poco inquinanti. E infine le due gare per il terminal crociere e l’avamporto per le navi commerciali dovranno procedere distintamente.

Novanta giorni per preparare il bando di gara, su cui sono al lavoro gli uffici del Porto. E intanto c’è chi ricorda come non si deve partire da zero. Ma bisognerà considerare i progetti esistenti. «Mi ha telefonato il presidente della commissione Ambiente del Senato Luigi Contorti», dice Cesare De Piccoli, autore del Venice 2.0 per una nuova stazione Marittima al Lido, «e mi ha chiesto di inviargli la documentazione. Ricordo che il nostro progetto è l’unico che ha passato l’esame della commissione di Impatto Ambientale e le verifiche di sicurezza. Potremo realizzarlo in due anni, con banchine al Lido e trasportando i passeggeri alla Marittima con motonavi ecologiche elettriche».

Lido, dunque. Ma anche Santa Maria del Mare, piattaforma off shore. E poi Marghera. Il canale Industriale Nord sponda Nord – costo 60 milioni di euro. Le banchine Tiv e Vecon dei container da adibire provvisoriamente a ormeggio per le grandi navi. Vecon in particolare potrebbe essere pronta già per l’estate, Tiv a fine anno. Potranno ospitare una grande nave in attesa della scelta definitiva.

Nel frattempo, dice il vicesindaco Tomaello, le navi potranno continuare a passare per San Marco. Abbiamo aspettato nove anni, possiamo aspettare altri due mesi. Ma il lavoro del porto non può andare perduto». E’ la linea anche della Regione e del Pd.

Non quella dei comitati. «Ambiente Venezia ha inviato ieri un nuovo dossier al governo. E ricorda che la scelta provvisoria potrebbe presto diventare definitiva, visti i tempi lunghi per il progetto del terminal fuori dalla laguna. «Una scelta sbagliata, distruttiva e antieconomica», dicono. E la battaglia navale riparte. —

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